Civitaretenga, macerie ed erba alta

Crolli interni e puntellamenti, la frazione devastata mostra le ferite
NAVELLI. L'orologio elettronico della torre medievale sta sotto una tettoia di legno: segna 3,32. «Stessa sorte di Santo Stefano di Sessanio», dicono il sindaco di Navelli Paola Di Iorio e il vice Paolo Federico mentre, nella zona rossa della frazione di Civitaretenga, guardano le macerie della struttura rifatta negli anni Sessanta e rinforzata da un cemento armato al quale il terremoto ha «rifatto faccia». Macerie, muschio spesso ed erba alta: così si presenta la frazione che domina la Piana.
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Il viaggio dentro il paese fantasma comincia dalla chiesa del Santissimo Salvatore dal bel portale di bronzo, ma inagibile. Come altre 16 chiese sulle 18 sparse tra Navelli e Civitaretenga. Il campanile si è aperto «come un carciofo», l'hanno dovuto puntellare. Così come palazzo Perelli, come l'oratorio della Confraternita del Santissimo sacramento, e come tanti altri edifici di una frazione martoriata.
Basti pensare che qui hanno dovuto realizzare 39 Map a fronte dei 17 di Navelli. «Ci si sta bene, nei Map», dice una donna con la borsa della spesa e con una casa E nel centro storico dalla sorte incerta. «Certo, se mi dicessero domani rientri a casa tua sarei contentissima, ma so che ci vorrà del tempo». Già, il tempo. Il nemico della rinascita di un centro storico con una sua identità e che a guardarlo da fuori non dà l'impressione di essere tanto compromesso. Poi basta spingere una porta semiaperta ed ecco la sorpresa. Macerie su macerie. I solai crollati, le volte implose, le tegole che riempiono gli scantinati. Da dove cominciare? Se lo chiedono in tanti.
Intanto il Comune, sul piano di ricostruzione, ha le idee chiare. «Dove possibile», spiega il sindaco Di Iorio, «bisogna sveltire le procedure altrimenti qui non si parte più. Qui non ci sono ambiti diversi, c'è soltanto un nucleo centrale. Il Comune ha già un piano di recupero dei centri storici sul quale innestare gli interventi post-sisma. Se tutto andrà bene entro due anni potremo aprire i cantieri più complicati».
In via del Ponte c'è la storia di un miracolo. Di gente che quella notte doveva dormire qui ma per un caso fortuito era altrove e si è salvata, come racconta Danilo Di Rosa, consigliere comunale. «Ci abitavano tre persone, tutte salve». Una casa a vista, ma non per il design. Il frigorifero è al suo posto, così come una finestra sospesa. Puoi contare i cassetti del comodino in camera da letto. Qui bisognerà prima togliere le macerie, poi demolire quasi tutto e quindi pensare di poter avviare i cantieri. E riportare anche acqua luce e gas per cui negli anni scorsi erano state effettuate spese importanti. «Tutto da rifare», confermano gli amministratori.
Padre Mario Di Luzio, cappellano militare ora parroco a Pescara, ha telefonato per sapere quando potrà tornare a casa sua. Nessuno, al momento, è in grado di dargli questa risposta. In via Giosuè Carducci altre case sventrate. «Siamo sulla stessa faglia di Castelnuovo», dice il vicesindaco Federico che la notte del terremoto dormiva con la famiglia nella sua casa accanto alla chiesa danneggiata, proprio sotto al campanile aperto.
Basta spostare una transenna e si entra nel ghetto. Un vecchio tabellone indica i lavori in corso. lavori pre-sisma ma che adesso si sono bloccati. La piazzetta e la sinagoga sono inaccessibili. Se le 25 famiglie che abitavano stabilmente a Civita sono ancora fuori casa, tra pochi giorni 16 anziani entreranno nella struttura comunale di accoglienza donata dalla Croce rossa, la cui bandiera è strappata.
A Civitaretenga ha sede la cooperativa dei produttori dello zafferano, che dovrebbe essere la ricchezza della Piana, oltre alla fondazione che porta il nome di Silvio Salvatore Sarra morto il 17 agosto 2009 e che ha lasciato il testimone nelle mani della sorella Gina. Qui, nei secoli passati, c'era la Cassa rurale di prestiti, progresso e lavoro di Civitaretenga. Prestiti, progresso e lavoro. Tre cose che oggi servirebbero davvero a questa frazione fantasma.
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