Clementi, un addio in forma privata

La figlia Fausta Emilia: «Sobrietà e riservatezza le sue virtù, che vogliamo onorare pur conoscendo l’affetto della città»
L’AQUILA. È morto all’età di 91 anni Alessandro Clementi, docente universitario, storico del Medioevo, per decenni pilastro della vita intellettuale della città. È deceduto nella casa di Cavalletto d’Ocre, nella quale si era trasferito già alla fine di marzo del 2009 a causa dello sciame sismico che imperversava da mesi. Fino a quella data abitava con la famiglia a Palazzo Pica, nel cuore del centro storico del capoluogo.
L’ULTIMA INTERVISTA. Nel 2010, in un’intervista al Centro, raccontò che la notte del 6 aprile, poco dopo la scossa delle 3,32, da Ocre «vidi una grande nuvola di polvere su Collemaggio e pensai: la mia città è distrutta». Con Alessandro Clementi se ne va un uomo innamorato dell’Aquila, dei suoi borghi, delle sue montagne, dei pastori, dei sentieri che percorreva a piedi attraverso boschi e vallate fino alle cime più alte del Gran Sasso. Quasi impossibile elencare i suoi meriti. Fu parte di quella stagione d’oro della vita cittadina tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui nacquero il Teatro stabile ed enti culturali che ancora oggi danno lustro al capoluogo d’Abruzzo. Un uomo di sinistra, ma che ha saputo sempre esercitare la massima libertà di pensiero.
POLITICA E CONTADO. È stato consigliere comunale partecipando al lavoro di ridisegno della città in particolare in occasione della messa a punto del piano Piccinato, poi rivisto nel 1975. Clementi sapeva guardare ben oltre le mura del capoluogo. Il progetto Arca di Arischia lo vide protagonista sin dai primi momenti. Fu quello un tentativo di riscoprire i valori ambientali del territorio del contado e valorizzare la presenza dell’uomo in zone in cui il rischio dell’abbandono è ancora oggi molto forte.
LO STUDIOSO. Clementi, però, è stato soprattutto uno studioso e un docente alla cui fonte intellettuale generazioni di aquilani si sono dissetati. A venti anni è stato maestro nella scuola elementare di San Giovanni, una frazione di San Demetrio ne’ Vestini. Poi l’approdo nelle scuole superiori, in particolare nel Liceo Scientifico e infine la docenza all’Università degli studi dell’Aquila, nella cattedra di Storia medioevale. Rigoroso con se stesso, Clementi pretendeva lo stesso impegno dagli studenti. Gli esami di storia medioevale non potevano mai essere affrontati con leggerezza e superficialità.
LE OPERE. I suoi testi – uno per tutti “L’arte della lana in una città del regno di Napoli” – andavano passati ai raggi X, ogni pagina, ogni riga andava capita, collegata con il resto della trattazione, inquadrata in un più ampio contesto storico. I libri che Clementi ci ha lasciato sono tantissimi. Possibile ricordarne solo alcuni: “Momenti del Medioevo abruzzese”, “L'incastellamento negli Abruzzi”, “L’abbazia di Santa Maria di Picciano”, “Amiternum dopo la distruzione” , L’università dell’Aquila dal placet di Ferrante I d’Aragona alla statizzazione” e la monumentale edizione critica degli Statuta Civitatis Aquilae. Ma il suo lavoro più noto è la “Storia dell'Aquila. Dalle origini alla Prima guerra mondiale” pubblicato da Laterza nel 1998 e ristampato dopo il terremoto del 2009. Un volume fondamentale per capire come nacque la città e come si è andata sviluppando nei secoli.
IL DIVULGATORE. Clementi era un grande divulgatore, qualità che gli derivava dall’aver insegnato ai bambini, ai ragazzi, agli adulti. Spiegava concetti difficili con pochi semplici tratti. Ha partecipato a conferenze, seminari, eventi, fino a quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso. Dopo il terremoto, sul Centro sono comparsi numerosi “pezzulli”, come li definiva con una modestia disarmante. Voleva dare il suo contributo alla rinascita della città anche attraverso proposte concrete. Pur di fronte alla distruzione continuava a essere ottimista. Lui che conosceva la storia dell’Aquila come le sue tasche concluse così un’intervista: «Sono convinto che anche stavolta ne usciremo bene».
IL COMMIATO. L’ultimo saluto ad Alessandro Clementi avverrà oggi con una cerimonia molto privata. La sua famiglia, e in particolare la figlia Fausta Emilia, ha scritto: “Papà si contraddistingueva per sobrietà e riservatezza, virtù che abbiamo voluto onorare riservandogli un commiato strettamente privato pur con la consapevolezza del grande affetto e delle celebrazioni che la città avrebbe voluto tributargli». Alla famiglia Clementi le condoglianze della redazione del Centro.
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