Clima, nuovo allarme: «Temperature alte e assenza di pioggia»

6 Gennaio 2024

Il Cetemps dell’Aquila: «A dicembre -67% di precipitazioni» Non accadeva da 30 anni. Ma a giorni è prevista la neve

L’AQUILA. Un crollo delle precipitazioni del 67 per cento e una temperatura superiore di 2,4 gradi centigradi rispetto alla media del mese di dicembre registrata dal 1991 al 2020. Non solo: lo scorso ottobre è risultato il mese più caldo degli ultimi decenni con precipitazioni più scarse del 64 per cento, con estremi di meno 90 per cento. E per la neve, inoltre, c’è ancora da aspettare: la prima imbiancata è attesa a metà della prossima settimana (le previsioni indicano soprattutto il Teramano), per via dell’arrivo da Nord-Est della perturbazione che da giorni sta sferzando i paesi scandinavi. A sottolineare i cambiamenti climatici in Abruzzo è lo studio del Cetemps, il Centro di eccellenza in telerilevamento e modellistica previsionale di eventi severi dell’Università dell’Aquila, tra i pochi atenei italiani uno dei pochi atenei italiani a rilasciare una laurea magistrale in Atmospheric scienceand technology. I dati analizzati evidenziano ancora una volta il cambiamento climatico in atto: «Per il secondo anno consecutivo», si legge nel rapporto, «in Abruzzo vengono riscontrate temperature più alte della media e scarse precipitazioni». «Un cambiamento del clima difficile da arrestare», spiega Rossella Ferretti, direttrice del Cetemps dell’Aquila. Le rilevazioni di dicembre testimoniano quanto già emerso in autunno: temperature in aumento e precipitazioni a ribasso. «A ottobre», evidenzia la direttrice Ferretti, «abbiamo registrato un aumento medio della temperatura di 4 gradi, mentre a novembre è stato di 1,3 gradi. E le precipitazioni sono sempre meno numerose». Per la prima neve c’è da attendere ancora qualche giorno: «Le previsioni dicono che a metà della prossima settimana è in arrivo una perturbazione da Nord-Est che interesserà tutta l’Italia centrale. In Abruzzo», sottolinea Ferretti, «sarà interessata soprattutto la provincia di Teramo». Ma la quota neve è ancora piuttosto bassa: «Nell’ordine dei 1.400 metri», rimarca la direttrice del Cetemps. Elementi che testimoniano il riscaldamento globale ormai sempre più pronunciato e che non devono dunque sorprendere più di tanto: «Dai report degli ultimi mesi si evince chiaramente che c’è un innalzamento delle temperature medie, tant’è che possiamo dire che, pur essendo astronomicamente entrati in inverno, di inverno abbiamo avuto solo brevi assaggi. Ne avremo altri ma questo non cambia la sostanza del problema e cioè che stiamo assistendo alle conseguenze del riscaldamento climatico. Questa affermazione non è basata, ovviamente, solo sull’analisi dei dati della nostra Regione ma sul fatto che i nostri dati sono in linea con quelli provenienti dalle osservazioni a livello globale». Il segnale è chiaro ma le contromisure non sono giudicate all’altezza: «C’è ancora un po’ di scetticismo sul cambiamento climatico, specie sulle cause, vale a dire l’utilizzo del carbon fossile», spiega Ferretti. Il richiamo è soprattutto alla politica: «Quello che sorprende è come i rappresentanti delle nazioni ancora temporeggino sulle contromisure da adottare, come risulta dagli esiti della Cop28, dove sono stati rimandati al 2050 provvedimenti essenziali per mantenere la temperatura all’interno di un incremento accettabile, al fine di non avere effetti disastrosi sul clima del nostro pianeta».
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