Coccia: «In cattedrale sogno di portare Bob Dylan o Benigni»

Antonello Venditti e i precedenti 19 concerti di Natale: il direttore artistico di Harmonia Novissima si racconta
AVEZZANO. Lavora per un anno intero, con l’obiettivo di creare due serate magiche. E riesce a fare sempre centro. Il direttore artistico di Harmonia Novissima, Massimo Coccia, ha impressi nel cuore e nella mente i venti concerti di Natale. Quest’anno il premio realizzato dal maestro Alberto Cicerone è andato ad Antonello Venditti. Ma Coccia già è proiettato al 2021.
Come nasce il Concerto di Natale-Premio “Anna Luce”?
«Nasce nel 2000, come dedica a una nostra collaboratrice che ci lasciò. Volevamo fare qualcosa in suo ricordo e grazie alla collaborazione di Comune e Comunità montana ci riuscimmo. Si presentò l’occasione di avere un’orchestra sinfonica con Katia Ricciarelli, non c’era ancora il Teatro dei Marsi e pensammo di chiedere alla diocesi di poter usufruire della cattedrale, anche visto il carattere solidale. Non pensavamo di replicare, poi in tanti ce lo chiesero e il secondo fu ancora più importante, con Amii Stewart».
Qual è il filo che unisce queste venti edizioni?
«A parte la finalità benefica, è sicuramente quello di chiedere agli artisti che contattiamo di adattare il proprio repertorio all’interno di un contesto che non è né un teatro né uno stadio. Tutti i cantanti, chi più e chi meno, sono riusciti negli anni ad adattare il cast artistico e il repertorio a questa basilica che spesso incute timore, sia per la parte tecnica, sia per la sacralità».
C’è un’edizione che le è rimasta nel cuore?
«È difficile rispondere. Quelle che mi hanno emozionato di più sono sicuramente state con Amii Stewart, Branduardi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Ma anche Noa che fece uno spettacolo molto elegante, intimo. Ricordo che quando Branduardi terminò il ciclo dedicato a San Francesco tutta la cattedrale si alzò in piedi. O quando andai a Bologna a parlare con Dalla e lui venne conquistato dall’idea di far accompagnare il concerto da un’orchestra aquilana simbolo di speranza dopo il terremoto del 2009».
Cosa le ha lasciato l’ultimo concerto?
«Le canzoni di Venditti sono così trasversali, così amate e così belle che coinvolgono tutti. Ha creato nostalgia».
C’è un’artista che vorrebbe vedere in cattedrale?
«Dopo aver avuto Patti Smith, è inevitabile pensare in grande: chissà se potremo avere un giorno Bob Dylan. Ma penso anche ad artisti che sarebbero adatti per il loro percorso di vita, come Renato Zero, Giorgia o Elisa. O un evento diverso, con un attore come Roberto Benigni».
Sacrifici, difficoltà, problemi. Com’è organizzare questo evento?
«Il Concerto di Natale è diventato un obbligo morale, siamo davanti a un’emozione a cui non riusciamo a sottrarci. Richiede molto sacrificio, soprattutto negli ultimi due mesi, ma ne vale la pena».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

