Colabrese, verità affidata alla tecnologia

8 Novembre 2015

Sensori nel bosco in Liguria dove è stato ritrovato il corpo: si cerca di chiarire la data del delitto

SULMONA. Le indagini per stabilire la data della morte di Giuseppe Colabrese, sono sempre più tecnologiche. Infatti, è stato installato nella zona di Romito Magra in Liguria, dove il 9 ottobre è stato ritrovato il corpo senza vita del 27enne di Sulmona, uno speciale sensore. Si tratta di un sofisticato rilevatore in grado di registrare le variazioni di caldo e umidità nella zona del sottobosco. A posizionarlo è stata l’entomologa Valentina Bugelli dell’Università di Pisa, su incarico del sostituto procuratore Claudia Merlino che coordina l’inchiesta. I dati registrati dal sensore saranno poi confrontati con quelli delle stazioni meteo per capire da quanto tempo il corpo senza vita si trovasse in quel dirupo. Una mossa che la dice lunga sulla difficoltà delle indagini per molti versi ancora alle prese con diversi particolari mancanti. Zone grigie in cui vogliono vederci chiaro i carabinieri e gli specialisti nominati dalla Merlino. In particolare, si cerca di capire dove il giovane possa aver passato la notte del primo agosto, data di arrivo in Liguria. Una ricerca affidata non solo al racconto di Francesco Del Monaco, che aveva indicato degli affittacamere nella zona di Lerici, ma soprattutto, a eventuali testimoni che abbiano potuto notare il giovane di Sulmona. Indagini sono in corso anche per cercare di ritrovare il cellulare del 27enne. Si tratta di un apparecchio di vecchia generazione e acquistato da Giuseppe Colabrese qualche giorno prima della partenza per la Liguria. Telefonino che molto probabilmente il giovane aveva tenuto spento durante il viaggio, ma che è squillato a vuoto per tutto il mese di agosto. Inoltre, sembrerebbe che proprio la scheda di quel telefono sia stata agganciata nella stazione ferroviaria di Genova principe il 6 agosto. Alla conta degli oggetti smarriti, manca anche il borsone nero e blu con su scritto “sport” che il giovane aveva con sé al momento della partenza. Quest’ultimo sarebbe stato utilizzato per trasportare una piccola quantità di droga, da Romito Magra a Genova, dall’amico Francesco Del Monaco che per questo è stato indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. Sullo sfondo resta la drammatica sorte di un giovane e di una famiglia che sperava di riabbracciarlo e ora chiede che venga fatta luce su questa tragica vicenda. (f.c.)

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