Come sono entrati nella rete? Indaga la Postale, i primi indizi
Fin dall’inizio dell’emergenza informatica – cominciata ufficialmente con il blocco dei sistemi del 3 maggio, ma gli hacker mettono in mostra di aver trafugato dati fin dal 27 aprile – una task force...
Fin dall’inizio dell’emergenza informatica – cominciata ufficialmente con il blocco dei sistemi del 3 maggio, ma gli hacker mettono in mostra di aver trafugato dati fin dal 27 aprile – una task force di super esperti è al lavoro per bonificare i file criptati e ripristinare la rete, ma anche per individuare le vulnerabilità che hanno permesso ai cybercriminali di entrare. Al lavoro ci sono anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e gli agenti della polizia postale da Roma e da Pescara. «La polizia postale, con gli esperti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica e del Cnaipic, sta supportando i i tecnici della Asl dell’Aquila per il ripristino dei servizi nel più breve tempo possibile dopo l'attacco hacker. Continuano intanto le indagini per identificare gli autori dell'attacco». A scriverlo è la stessa polizia postale in una nota.
Nel frattempo gli stessi hacker hanno fornito un paio di indizi che potenzialmente potrebbero aiutare a ricostruire l’attacco informatico. Il primo si trova tra i dati diffusi, dove compaiono anche alcune chiavi di accesso al sistema interno della Asl di diversi dipendenti. Il secondo, invece, è stato pubblicizzato apertamente dagli stessi cybercriminali. Nel testo con cui hanno accompagnato la diffusione dell’ultimo pacchetto di documenti trafugati alla Asl, infatti, segnalano una vulnerabilità sull’albo pretorio della stessa azienda, ossia il sito web aperto a tutti sul quale compaiono i provvedimenti amministrativi pubblici adottati dalla dirigenza.
Nel frattempo gli stessi hacker hanno fornito un paio di indizi che potenzialmente potrebbero aiutare a ricostruire l’attacco informatico. Il primo si trova tra i dati diffusi, dove compaiono anche alcune chiavi di accesso al sistema interno della Asl di diversi dipendenti. Il secondo, invece, è stato pubblicizzato apertamente dagli stessi cybercriminali. Nel testo con cui hanno accompagnato la diffusione dell’ultimo pacchetto di documenti trafugati alla Asl, infatti, segnalano una vulnerabilità sull’albo pretorio della stessa azienda, ossia il sito web aperto a tutti sul quale compaiono i provvedimenti amministrativi pubblici adottati dalla dirigenza.

