Cominciano i lavori alla casa del partigiano donata al Comune

Approvato il progetto preliminare per il Casino Mari Ventura L’immobile e l’area verde al centro di una riqualificazione
L’AQUILA. La giunta comunale ha approvato il progetto preliminare per la ristrutturazione del cosiddetto “Casino Mari-Ventura” che si trova in via Strinella 57. L’edificio che ha intorno anche un’ampia area verde (circa 6mila metri quadrati) fu donato nel 1999 al Comune dalla signora Eleonora Mari che ne mantenne l’usufrutto. Oggi, si legge nella delibera, “l’edificio denominato Casino Mari-Ventura è inserito nell’elenco dell’inventario dei beni immobili del Comune ed è stato danneggiato e reso inagibile dagli eventi sismici del 2009”. Il Cipe nel 2020 ha finanziato la ristrutturazione con 2 milioni. La signora Mari aveva condizionato la donazione ad alcune clausole: dover apporre una targa in nome del suo defunto marito Piero Ventura, la vendita di parte del terreno annesso per donarne i proventi agli anziani, finanziare un convegno dedicato al marito con successiva pubblicazione degli atti. Inoltre, e questa era la parte più importante, l’edificio doveva essere destinato a sede dell’Istituto abruzzese per la Storia della Resistenza. La donatrice disse all’epoca che il suo gesto era anche un riconoscimento personale all’allora sindaco Biagio Tempesta e “al suo operato in favore della città”.
L’atto di donazione fu stipulato nel maggio del 1999, alla presenza della signora Mari e dello stesso primo cittadino.
IL PERSONAGGIO
Ma chi era stato Piero Ventura, noto in città anche come don Pierino? Sul sito dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia si legge che era nato all’Aquila il 26 giugno 1886 e deceduto sempre all’Aquila il 20 marzo 1956 (la data giusta però dovrebbe essere il 1959) “comunista dal congresso di Livorno, Ventura fu segretario di Amedeo Bordiga. Arrestato nel 1926 e processato dal Tribunale speciale, fu condannato a cinque anni di confino. Dopo il soggiorno coatto a Ponza fu rilasciato, ma considerato elemento pericoloso, capace di guidare le masse in rivolta e fu sottoposto a sorveglianza speciale per tutta la durata della dittatura fascista. Con l'armistizio, Ventura entrò come partigiano nella Banda Di Vincenzo, combattendo sino alla liberazione dell’Aquila. Il 13 giugno 1944 fu nominato dal Comitato di Liberazione nazionale questore dell’Aquila. Nel 1946 fu eletto consigliere comunale e, alla fine del mandato, cessò l’attività pubblica”. Fondò anche il giornale “Abruzzo Rosso”. Curiosa la coincidenza che ad accettare la donazione dell’edificio e del parco annesso sia stato il sindaco Tempesta al quale tutto si può dire meno che abbia avuto simpatie per il comunismo. Ventura fu anche autore di Novelle e nel secondo dopoguerra diresse la Biblioteca provinciale. In un libro a lui dedicato viene ricostruito l’ultimo giorno della sua vita. “In quell’ultima sera”, si legge, “il tono si era fatto più accorato, le parole più scarne, le frasi più spezzate. Queste le ultime battute di un dialogo serrato e interrotto solo dai singhiozzi da una parte e dal respiro affannoso e stentato dall’altra: stai attenta, Eleonora, amore mio, io me ne vado per sempre. Sii prudente. Rimani da sola, e non è bello per una donna restare da sola in tempi come questi; pensa che non avrai neppure la pensione; ti lascio tutta la mia roba, tutto quello che ho. Sappitela vedere”. Ora gran parte di quella “roba” è di proprietà del Comune che si spera ne faccia l’uso che la donazione del 1999 prevedeva.

