Commercianti «sfiniti» danno vita alla protesta

Domani un sit-in in via Verdi organizzato dalla titolare del negozio Manzi «Servono scelte strategiche, così non ci sono le condizioni per andare avanti»
L’AQUILA. Delusione e rabbia hanno preso il posto di quell’ottimismo che aveva spinto diversi commercianti della città a rientrare in centro. A rianimare con i loro negozi un centro storico ancora “soffocato” da una ricostruzione che non accelera il passo. C’è chi annuncia di voler gettare la spugna e chi, invece, promuove manifestazioni di protesta per richiamare l’attenzione di un Comune immobile, a ormai 10 anni dal terremoto, sui gravi problemi della categoria.
In tal senso a prendere l’iniziativa è Francesca Manzi, che ha promosso per domani alle 11 un sit-in di protesta davanti al suo negozio in via Verdi.
«Non ci sono più le condizioni per poter andare avanti. La città è senza guida e senza nessun tipo di programmazione che ci faccia sperare in un cambiamento concreto. Le amministrazioni si alternano ma i problemi restano sempre gli stessi», afferma la Manzi. «Noi, e con “noi” credo di poter parlare a nome di tanti miei colleghi, siamo sfiniti. Ci abbiamo creduto, abbiamo investito in questa città tutto quello che potevamo, per noi, per i nostri collaboratori e, spero, per la città intera. Ma alla luce dei fatti, perché sono i fatti che contano, non vediamo altre soluzioni». Da qui un lungo elenco di richieste, o meglio «scelte strategiche» da attuare per usare le parole della commerciante. A cominciare «dall’istituzione immediata della zona franca». Quindi «la regolamentazione dei cantieri del centro, con regole che obblighino a operare nel rispetto di chi ci lavora e di chi lo vive. Il controllo e regolamentazione del traffico dei mezzi pesanti durante l’ora di apertura dei negozi. L’istituzione di parcheggi e zone di carico e scarico». E poi la questione del «decoro e della e pulizia del nostro centro: giardini, piazze, strade…. Ridiamo dignità a questa città e ai suoi abitanti».
Nel pacchetto delle richieste anche «un piano commerciale e strategico e iniziative per riportare i cosiddetti “attrattori” in centro (uffici pubblici, scuole, poste, banche). Amiamo la nostra città», aggiunge Francesca Manzi, «non l’abbiamo mai abbandonata, neanche all’indomani del 6 aprile…. Ma ora basta! Più di questo non possiamo fare. Non abbiamo bisogno di proclami, ma di fatti e risposte concrete e veloci».
E, per finire, l’appello agli aquilani «perché ognuno di voi, con piccoli gesti quotidiani può contribuire a far sì che L’Aquila non si trasformi in una “bellissima scatola vuota”. A 10 anni dal terremoto non mancano i palazzi, mancano i cuori». (m.m.)
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