Commercianti stremati: non ce la facciamo

Il comitato dei negozianti del centro: «Dopo un anno di restrizioni, in molti non riapriranno i battenti»
AVEZZANO. «I commercianti sono stanchi, ci sono attività che da un anno sono chiuse e molte non riapriranno più». È il grido d’allarme lanciato da Gianni Napoleone, rappresentante del comitato “Commercianti centro città”, dopo un anno di restrizioni dovute al coronavirus.
Il commercio, ad Avezzano come in tutta Italia, è in ginocchio e molti negozianti non riescono più ad andare avanti. «Dopo un anno di scelte politiche sbagliate», afferma Napoleone, «qualcuno comincia a non poterne più. Ci sono attività che da un anno sono chiuse e molte non riapriranno, altre hanno aperto in modo saltuario, senza poter fare fronte alle spese come affitti, bollette, tasse e spese per dipendenti. Di aiuti neanche a parlarne, circa mille euro una tantum a fronte di spese che vanno dai 20mila ai 40mila euro come minimo». Secondo Napoleone «è giusto stare chiusi per la pandemia, ma almeno dateci la possibilità di rimanere in vita e di riaprire quando tutto sarà finito. Che criterio è stato adottato per le famose attività prioritarie? Chi ha deciso che se uno vende intimo o profumi può rimanere aperto? Tutte le attività sono prioritarie per il gestore, per la sua famiglia, per il suo lavoro e per i suoi dipendenti». Il rappresentante del comitato pone anche il problema dei vaccini, arrivati troppo tardi, e quello della riapertura delle scuole dopo un lungo periodo di didattica a distanza. «Altra scelta discutibile è quella di voler riaprire a tutti i costi le scuole», conclude, «a settembre, 15 giorni dopo la riapertura, è scattata la seconda ondata di contagi. A gennaio, sempre dopo due settimane, la terza ondata. Adesso si torna a parlare di riaperture, ma conviene rischiare? Il problema non è tanto dentro le aule, dove il distanziamento è forse possibile, ma fuori, sia sui mezzi di trasporto, sia all’entrata e all’uscita degli istituti. Questa pandemia è molto più devastante e disastrosa di una guerra, forse qualcuno ancora non se ne rende conto, combattiamo contro un nemico invisibile ma pericolosissimo e non sappiamo ancora per quanto tempo». (e.b.)
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