Commercio, le spine dell’anno più nero

Donatelli (presidente Ascom): «Il nostro settore è in gravissima crisi I ristori non sono sufficienti a garantire la prosecuzione dell’attività»
L’AQUILA. Il numero delle imprese attive, nel 2019, è diminuito dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Un calo che ha interessato tutti i settori: costruzioni (-0,3%), agricoltura (-1,3%), attività manifatturiere (-1,3%) e commercio (-1,5%).
Ma il dato più preoccupante, secondo la Confcommercio, è quello relativo all’anno che si sta per chiudere. Il calo del fatturato delle attività commerciali ha toccato quota -75%. Un tracollo che richiede misure urgenti.
«Il settore commercio e servizi è in gravissima difficoltà», afferma Roberto Donatelli, presidente Confcommercio della provincia dell’Aquila, «e i ristori messi in campo dal governo non sono sufficienti a garantire la prosecuzione delle attività». Contavano almeno in una “finestra” di qualche giorno in zona gialla, gli esercenti del territorio per sfruttare la fase propizia dello shopping natalizio.
«Così non è stato», fa notare Donatelli. La Confcommercio regionale ha avviato la campagna promozionale “Compro sotto casa” per sostenere il commercio al dettaglio.
«Campagna che sarà prolungata ben oltre l’Epifania», spiega Donatelli, «in quanto la zona rossa nei giorni festivi e prefestivi ha, di fatto, bloccato tutti i consumi. Il paradosso è che, se da un lato aumentano i conti correnti, perché la gente non spende, dall’altro l’economia rischia il tracollo, con ripercussioni negative a catena».
I settori più colpiti dal calo del fatturato, nel corso dell’anno 2020, sono ristorazione (bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie), negozi di vicinato, abbigliamento, calzature e profumi e tutta la filiera del turismo con alberghi e strutture ricettive vuoti per mesi.
«Si prevede», incalza Donatelli, «che solo il 17% delle tredicesime, quest’anno, sarà impegnato nei regali di Natale. Tra l'altro, molte di queste spese saranno dirottate sull’on line proprio per le chiusure a singhiozzo delle attività. Il governo deve studiare una soluzione per far pagare le tasse anche alle grandi società che operano su piattaforme di vendita telematica e che hanno un’incidenza della tassazione sugli incassi di appena il 3% contro il 40% dei negozi fisici».
Le proposte avanzate da Confcommercio vanno dalla detassazione, anche a livello locale, all’aumento delle risorse nazionali «che devono supportare, in modo concreto, le aziende che sono state costrette a chiudere. Chiediamo anche un piano di rilancio a supporto delle attività commerciali. Abbiamo la necessità di risposte urgenti, anche dalle istituzioni locali, che possono intervenire attivando campagne di comunicazione e di marketing, tagliando le tasse e incentivando le misure di sostegno alle categorie più colpite. Interventi che chiediamo da mesi», conclude Donatelli, «ma che oggi risultano impellenti, vista la gravità della situazione in cui versano le imprese».
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