Comuni, regole più rigide Divieti per piazze e parchi

Pescina e Cerchio vietano attività sportive all’aperto. Collarmele chiude la piazza A Luco spesa «solo sotto casa». Tagliacozzo recinta le panchine ai giardinetti
PESCINA. Pescina e Cerchio hanno vietando l’attività sportiva all’aperto. Così come Luco dove sono stati chiusi i parchi e addirittura si permette la spesa «solo sotto casa». A Collarmele piazze e cimiteri vietati. A Tagliacozzo persino panchine recintate ai giardinetti. Provvedimenti più stringenti, dunque, per contrastare il coronavirus, ai quali si aggiungono quelli del governo centrale. Sulla scia del provvedimento adottato a Pescara dal sindaco Carlo Masci, che aveva anticipato le nuove direttive dicendo stop all’attività sportiva in strada e nei parchi, anche numerosi comuni marsicani hanno disposto regole severe. Il decreto che obbliga a stare chiusi in casa, infatti, non era finora stringente su un punto, quello che vieta di frequentare i parchi o passeggiare. Proprio per tale motivo, i sindaci marsicani avevano preso l’iniziativa e firmato ordinanze che chiudevano gli spazi verdi o che impedivano direttamente di uscire in strada per qualsiasi attività di carattere sportivo.
Una linea non condivisa dal commissario prefettizio di Avezzano, Mauro Passerotti, uomo delle istituzioni che da alcuni mesi è alla guida della città in attesa delle prossime elezioni amministrative.
«Non ho adottato provvedimenti di questo tipo», ha spiegato il commissario prefettizio, «l’emergenza è gestita a livello centrale e vanno evitati salti in avanti estemporanei e non coordinati». Più volte, dalle istituzioni centrali è stato richiamato l’impegno a uniformare i comportamenti in tutti i comuni che non fanno parte di zone di focolaio, di modo che gli Enti, pur mantenendo la propria autonomia nell’ambito della politica sanitaria, si coordino col potere centrale per standardizzare le misure. Secondo il commissario di Avezzano, queste iniziative adottate nei giorni scorsi a macchia di leopardo «rischiavano di determinare disparità di trattamento in analoghe circostanze tra i cittadini». «Se il decreto prevedeva la possibilità di fare passeggiate», aggiunge Passerotti, «il sindaco non poteva impedirle con quel tipo di strumenti che si stavano utilizzando. Chiaramente tutte le disposizioni presenti nel decreto possono essere svolte sempre nel rispetto delle regole, come quelle di non creare assembramenti e di mantenere le distanze tra singoli soggetti. Le ordinanze dei giorni scorsi, come ad esempio quelle che vietavano la passeggiata, erano facilmente impugnabili».
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