Concerto sfrattato La Barattelli: in città nessuna alternativa

29 Ottobre 2017

Società dei concerti, Isa, Tsa e Solisti aquilani in sintonia «Riaprire subito il Comunale e il Teatro San Filippo»

L’AQUILA. The show must go on. Lo spettacolo deve andare avanti e la Società dei concerti Barattelli non ha avuto scelte, se non quella di dirottare a Pescara il concerto della cantante israeliana Noa, in programma il 5 novembre. L’Aquila, capoluogo di regione e città della cultura, non ha spazi adeguati per manifestazioni da grandi numeri.
Con l’auditorium della Guardia di finanza momentaneamente inagibile, è esplosa una vicenda che affonda però le sue radici lontano. E che trova le istituzioni culturali cittadine concordi su un punto: quella che serve è una strategia comune a monte, in grado di programmare le attività e mettere in rete operatori culturali ed economici, per far convergere le diverse esigenze.
Un “piano industriale della cultura”, lo definisce il segretario generale dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese Giorgio Paravano.
BARATTELLI. È la prima regola del mondo dello spettacolo. Il concerto di Noa non si poteva annullare: «Ci siamo trovati in un grandissimo imbarazzo, dopo 72 anni di attività e 4.000 concerti», spiega il direttore artistico della Barattelli Fabrizio Pezzopane, «ma è chiaro che non c’erano alternative. Come è normale che l’auditorium della Gdf, dopo 25 anni di utilizzo, abbia bisogno di adeguamenti».
«Quello che invece spiazza», spiega Pezzopane, «è il fatto che si ragiona da troppo tempo sulla necessità di spazi per la cultura: già negli anni ’50, l’avvocato Nino Carloni avrebbe voluto l’auditorium d’Abruzzo a San Domenico. E ricordo che nel 1990, l’allora presidente dell’ente Lucio Barattelli, chiese al ministro Franco Carraro, in occasione dei Mondiali, di far realizzare all’Aquila un auditorium, trovando anche disponibilità. Ma quello che non si trovò fu il sito dove costruirlo. E resta inspiegabile che ci sia una struttura dalle enormi potenzialità, il centro polifunzionale di Paganica, in stato di abbandono».
ISA. «Prima di pensare alle strutture», afferma il segretario generale Giorgio Paravano, «bisognerebbe parlare di un piano strategico complessivo che sappia individuare la vera vocazione della città, visto tra l’altro che i contributi pubblici alla cultura andranno sempre più a diminuire. Non si fanno prima le sale e poi si pensa a come riempirle. Costruire una nuova struttura, da 2000 posti, è un progetto velleitario. Intanto», aggiunge, «vanno accelerati i lavori al Teatro Comunale e al San Filippo, che doveva essere già riconsegnato. Non si può più continuare a contare sulla struttura della Guardia di finanza e i costi di gestione del “Renzo Piano” sono troppo alti. Nel mentre, abbiamo la cattedrale nel deserto di Paganica, che potrebbe invece essere utilizzata anche per i convegni, per poter attrarre gente da fuori e fare economia».
SOLISTI. «Nell’ordinario», dice il presidente dei Solisti Aquilani Marco Mantini, «possiamo farcela. Ma già se pensiamo agli eventi del prossimo anno, quando festeggeremo 50 anni di attività, ci troveremo con lo stesso problema della Barattelli. Non sta agli enti culturali fare la caccia alle streghe, ma è indubbio che in questa città si registrino grosse difficoltà. Ci vorrebbe buonsenso: se la cultura è la nostra forza, allora perché non si lavora per facilitarla?». «Occorre dare all’azione amministrativa», aggiunge Mantini, «un senso compiuto. Finora se ne parla e basta. Facciamo un tavolo di addetti ai lavori e tiriamo fuori le soluzioni. Infine, ritengo che aprirsi al territorio regionale potrebbe essere positivo. Il corporativismo aquilano non è la strada giusta».
TEATRO STABILE. «Anche il Teatro stabile d’Abruzzo avverte la problematica della mancanza degli spazi», commenta la presidente Nathalie Dompé, «dato che siamo un teatro di produzione, abbiamo bisogno del palcoscenico per provare gli allestimenti. La nostra prossima stagione teatrale aquilana sarà programmata esclusivamente nel Ridotto del Teatro Comunale, cercando di coniugare disponibilità di date e riduzione delle scene da parte delle compagnie che ospitiamo. Il nostro intento, espresso in tante occasioni, è quello di tornare a utilizzare il Teatro Comunale. Ci auguriamo che, con l’impegno di tutti coloro che hanno responsabilità, si possa arrivare alla conclusione in tempi rapidi. L’Aquila ha bisogno di tornare a fruire di eventi culturali nel cuore del centro storico. Noi siamo pronti».
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