«Condanna troppo lieve per lo stupratore»

22 Maggio 2018

Solidarietà dell’Ordine provinciale degli infermieri alle due operatrici vittime della notte di orrore

AVEZZANO. Piena solidarietà alle infermiere vittime delle violenze. E ancora polemiche per l’esiguità della pena. L’Ordine provinciale degli infermieri interviene dopo la condannata a sette anni, in Corte d’Appello, di Enriges Kavalli, stupratore delle infermiere. Il 20enne albanese, mentre era ospite di una struttura residenziale psichiatrica della Marsica, aveva fatto vivere una notte horror a due donne. Una delle quali sequestrata e violentata.
«La storia delle due operatrici sanitarie aggredite sul posto di lavoro e tornata alla cronaca in questi giorni ci ha scosso fortemente», interviene Maria Luisa Ianni, presidente dell’Ordine provinciale degli infermieri dell’Aquila, nonché consigliere comunale all’Aquila, «voglio esprimere, a nome mio e dei 3.000 infermieri che rappresento, profonda solidarietà alle due operatrici. Necessitiamo di maggiore tutela, protezione e sicurezza sul lavoro, soprattutto quando le prestazioni professionali sono destinate a svolgersi in strutture esterne agli ospedali. Gli operatori sanitari si ritrovano soli in trincea in settori delicati come quelli della riabilitazione psichiatrica. La solitudine degli operatori sanitari nel settore mentale è evidente. La domanda è: si sarebbe potuto evitare? L’attenzione dovrebbe essere rivolta a migliorare le condizioni negli ambienti di lavoro, allo sviluppo delle buone pratiche di valutazione e gestione dei rischi, a una più accurata pianificazione, a un pieno coinvolgimento degli operatori nell’organizzazione e nella formazione del personale affinché sia preparato a far fronte a situazioni secondo un sistema di competenze e responsabilità che siano multilivello. Considerando che l’episodio di violenza non è stato né l’unico né il primo, è legittimo chiedersi se si sarebbe potuto evitare, al netto della violenza di genere, dell’esiguità della pena e del fatto che il responsabile della violenza fosse un straniero di soli 20 anni».
In 20 anni, nei servizi e nei centri psichiatrici in Italia, sono stati 8 gli operatori uccisi e mille i casi di violenza ed aggressione che ogni anno subiscono medici e infermieri.
«Si fa difficoltà a immaginare che nell’esercizio della propria attività lavorativa, addirittura assistenziale e di tipo sociosanitaria, un operatore possa subire una violenza così feroce», conclude la Ianni, «alle due operatrici va la nostra vicinanza e il nostro appoggio affinché le loro ferite possano rimarginarsi, se mai fosse possibile, nel più breve tempo».
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