«Condannare Bertolaso ai risarcimenti»

L’avvocato Cecchini (parte civile) attacca l’ex capo della Protezione civile. La difesa: l’emozione non prevalga sulle prove
L’AQUILA. «Guido Bertolaso è il primo responsabile di quella catena che ha portato a tante disgrazie il 6 aprile 2009. La sua posizione è inscindibile con quella del suo vice, Bernardo De Bernardinis, condannato con sentenza irrevocabile. Il collegamento a livello apicale, tra i due, è fin troppo chiaro. Per questo chiediamo che venga condannato agli effetti civili». . Questa la sintesi dell’intervento dell’avvocato Attilio Cecchini, coadiuvato dal collega Angelo Colagrande, nel processo di appello (Grandi rischi bis) all’ex capo della Protezione civile che segue all’assoluzione dello stesso Bertolaso in primo grado. La Procura non presentò ricorso in quanto sotto il profilo penale il caso era prescritto: i familiari di alcune vittime hanno voluto coltivare l’appello ma, come detto, solo agli effetti civili. Il processo si poteva concludere ieri, ma la richiesta di repliche e controrepliche, che forse non cambieranno gli equilibri, hanno indotto il collegio a rinviare la sentenza al 17 luglio.
«Impossibile», ha detto Cecchini, «distinguere le posizioni tra i due. Quanto di sciagurato De Bernardinis ha detto nell’intervista in una televisione non è stato mai corretto dal suo diretto superiore».
«L’intercettazione», ha detto poi Cecchini, «tra Bertolaso e l’ex assessore regionale Daniela Stati, al di là della sua utilizzabilità, comunque illumina sulle sue reali intenzioni ed è a sua volta una “notitia criminis”. Bertolaso nel dirle “ti chiamerà De Bernardinis” per smentire il sismologo Giuliani, di fatto anticipa quello che lui poi dirà visto lo stretto contatto tra capo e vice e anticipa anche i contenuti degli esperti della commissione».
«Lo scopo di Bertolaso», ha aggiunto, «era solo quello di smentire il “barbagianni” e tranquillizzare la gente». Un altro avvocato di parte civile, Gianfranco Iadecola, ha ricordato che questo è il primo vero processo sulla comunicazione del rischio evidenziando la condotta negligente dell’accusato prima della riunione della ex Commissione e non smentendo, dopo, il suo vice.
L’avvocato di Bertolaso, il professor Filippo Dinacci, è stato perentorio. «Qui si stanno sostituendo le prove», ha detto, «con convincimenti logici. L’emozione non deve prevalere sulla ragione». Egli ha poi ricordato che «nessuno degli scienziati, anche quando erano fuori dai processi e Bertolaso se ne era andato, ha mai ammesso di essere stato da questi condizionato». «Assurdo», ha poi aggiunto, «contestare condotte come quelle di non aver corretto le dichiarazioni del suo vice, che non sono nemmeno scritte sul capo di imputazione». Presenti al processo le parti civili, e le persone che comunque sono state toccate dalla tragedia, l’avvocato Maurizio Cora, il medico Vincenzo Vittorini e Antonietta Centofanti.
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