Confartigianato, condannati gli ex vertici
Corte dei conti. Costi gonfiati per la formazione, Lombardo e Fulvi devono restituire 120mila euro
L’AQUILA. Costi “gonfiati”, per la realizzazione di corsi di formazione in favore delle imprese e dei lavoratori aquilani colpiti dal sisma del 2009. Per questo Luigi Lombardo, e Pio Fulvi, all’epoca dei fatti presidente e amministratore delegato della Confartigianato dell’Aquila, erano finiti nel mirino della Guardia di Finanza e poi della Corte dei conti, che li ha condannati a restituire a Fondartigianato la somma di 120mila euro. Lo ha deciso la sezione giurisdizionale della magistratura contabile abruzzese, che già nel settembre del 2015 aveva disposto nei confronti di entrambi il sequestro conservativo di parte dei beni. Secondo il quadro investigativo fornito dalle Fiamme gialle, i due, quali responsabili dell’organizzazione dei corsi, nel rendicontare le spese sostenute (oltre 200mila euro), avrebbero utilizzato «artifizi e raggiri» tali da trarre in inganno la Fondartigianato di Roma poiché il costo realmente sostenuto sarebbe risultato notevolmente inferiore a quello reale. La Procura regionale della Corte dei conti, nella persona del vice procuratore Roberto Leoni, aveva contestato una serie di fatture per un importo complessivo di 120.883 euro, vale a dire la stessa somma che ora i due dovranno restituire, in parti uguali. In particolare, l’attenzione della Guardia di Finanza prima, e della Corte dei conti, poi, si era concentrata sui quasi 17mila euro relativi al canone di locazione di un Map dove si sarebbero svolti i corsi. «Il costo», aveva sostenuto la procura, «è ritenuto fittizio in quanto relativo a contratto non registrato, stipulato con una associazione di cui gli stessi erano esponenti». Tra l’altro, il contratto sarebbe stato stipulato prima dell’acquisto del Map, pagato 8.000 mila euro, e affittato a più di 20mila. Altri 10mila euro si riferivano all’acquisto del materiale didattico, ma il costo «è ritenuto fittizio in quanto i materiali erano stati forniti gratuitamente dalle società presso i cui cantieri si erano svolti i corsi». Ma non è tutto: a suscitare non poche perplessità, nella magistratura contabile, i 50mila euro disposti a titolo di acconto a una società di Roma senza alcuna motivazione. Presso la stessa società sono state rinvenute altre due fatture aventi pari numero e data, di importo pari a 50mila e 60mila euro, non registrate in contabilità. I due, difesi dall’avvocato Vincenzo Calderoni, si sono difesi sostenendo, innanzitutto, la natura privatistica dei fondi, poi che i corsi erano stati regolarmente svolti e che ogni pagamento sarebbe avvenuto secondo le direttive di Fondartigianato. La sezione (presidente Tommaso Miele, giudice Federico Pepe, relatore Gerardo de Marco) ha respinto tutte le eccezioni. «Non può dubitarsi», si legge nella sentenza, «della natura pubblicistica dei fondi gestiti dai due convenuti, sulla base di un programma imposto dalla pubblica amministrazione». Oltretutto, «i fondi in questione non si alimentano con i contributi degli imprenditori, ma funzionano con le somme erogate dall’Inps». (a.bag.)
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