Confcommercio: «Mille negozi a rischio»

Capretti (vicepresidente provinciale): «L’una tantum non basta, il Comune blocchi le tasse fino a maggio»
L’AQUILA. «La misura messa in campo dal governo, con l’una tantum di 600 euro per commercianti e artigiani, è assolutamente insufficiente. Se si allungherà il periodo di quarantena, a rischio c’è la sopravvivenza di almeno un migliaio di attività sul territorio». Il vicepresidente della Confcommercio provinciale, Alberto Capretti, lancia l’allarme. E chiede al Comune «l’abbattimento delle tasse locali, Cosap, Tari e Imu, almeno fino a maggio. Senza provvedimenti di sostegno al settore, molti commercianti saranno costretti ad abbassare definitivamente la saracinesca».
IN BILICO MILLE NEGOZI. Le previsioni dell’incidenza del Covid-19 sull’economia locale delineano un quadro a tinte fosche. «Lo stanziamento previsto dal governo», dice Capretti, «non garantisce agli esercenti di affrontare, con la necessaria copertura economica, il periodo di fermo produttivo. Almeno un migliaio le imprese investite in pieno dalla crisi, che potrebbero non uscirne indenni. A soffrire di più sono le piccole attività, in un territorio già duramente colpito dal sisma, che oggi vive una seconda battuta di arresto». Il calo più evidente del fatturato colpisce il settore turistico, fa sapere Confcommercio, dagli alberghi, a bar, ristoranti e altre strutture ricettive».
CALO DEL FATTURATO. «Il problema è affrontare le spese ordinarie», sottolinea Capretti. «La merce ordinata per primavera dev’essere pagata, come anche l’affitto dei locali e le bollette. Manca la liquidità necessaria per far fronte a queste uscite», spiega il vicepresidente dell’associazione, che continua a raccogliere segnalazioni da tutto il territorio. «La situazione è ancora più grave nel centro storico dell’Aquila, dove si sono ricollocate molte attività», evidenzia Capretti. «Siamo improvvisamente tornati indietro di dieci anni. Gli imprenditori che hanno investito nuovi capitali sono in difficoltà per mancanza di entrate. Oltre al turismo, l’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio anche abbigliamento, calzature e artigianato locale».
S.O.S. AL COMUNE. Se la cassa integrazione coprirà i costi per il personale, altrettanto non si può dire per le spese fisse. «I commercianti dovranno far fronte al pagamento di locazioni, bollette e fornitori», aggiunge Capretti. «Chiediamo al Comune un intervento deciso, a salvaguardia delle tante attività che hanno dovuto chiudere, momentaneamente, i battenti: la sospensione delle tasse comunali non basta. Il quadro è desolante. Serve il blocco totale delle tasse comunali almeno fino a maggio, per consentire a commercianti e artigiani di riprendere fiato. Il settore è in ginocchio: con i negozi chiusi e le manifestazioni cancellate, è impossibile avere liquidità in cassa».

