Confindustria, è allarme investimenti

Rainaldi: le aziende scappano, il nostro territorio ha bisogno del riconoscimento di Zona ad economia speciale
L’AQUILA. Nessun investimento industriale nell'ultimo triennio, eccezion fatta per il polo farmaceutico. Decine di capannoni dismessi, utilizzati solo per lo stoccaggio dei materiali edili.
Di nuove assunzioni, nelle fabbriche aquilane, nemmeno l’ombra, mentre il ricorso agli incentivi per la fuoriuscita anticipata dall’azienda è sempre più frequente.
L’analisi porta la firma di Confindustria L’Aquila, che avverte: «Le aree industriali aquilane si stanno trasformando in lande desolate. Il turismo, che pure è un buon settore di sviluppo per il territorio, da solo non può compensare la caduta libera dell’industria. Il territorio ha perso appeal: senza un piano di marketing adeguato, l’occupazione nei prossimi anni scenderà a picco». A lanciare l’allarme è Ezio Rainaldi, delegato di Confindustria alla ricostruzione.
MANCA IL LAVORO. «All’Aquila il lavoro non c’è. La vocazione industriale, che negli ultimi trent’anni ha creato sviluppo e occupazione, si è persa totalmente. Le imprese non investono più sul territorio, con ricadute negative sull’occupazione», sostiene Ezio Rainaldi, «momenti di rinascita culturale e turistica come la Perdonanza celestiniana sono apprezzabili e vanno sostenuti, ma da soli non bastano. Il problema cruciale resta la mancanza di lavoro, che può dare vitalità al settore del terziario».
INVESTIMENTI BLOCCATI. «L’industria aquilana è completamente ferma», sottolinea Rainaldi, «un’incertezza che, legata all’interrogativo ancora aperto della restituzione delle tasse sospese dopo il sisma del 2009, sta frenando gli investimenti, anche delle imprese sane. I fondi del 4 per cento, come i bandi regionali in essere, riservati a comparti specifici e agli spin-off, stanno dando parziali risultati, ma necessitano di una rimodulazione sui grandi numeri, quelli dell’industria. Oggi», sostiene ancora Rainaldi, «le aziende non solo non investono, ma pagano gli incentivi per il prepensionamento dei lavoratori, pur di cancellarli dal libro paga».
I FASTI PASSATI. Otefal, Progetto 2, R2 di Rossini, Tensiter, lanificio Margherita: tutte aziende arrivate all’Aquila con l’Obiettivo 1. «Aziende che hanno dato lavoro a migliaia di dipendenti», fa notare Rainaldi, «la politica di investimento può essere dettata solo da incentivi forti, che restituiscano slancio alla grande industria, riposizionando il territorio aquilano tra le aree di maggior interesse, quanto a sgravi e agevolazioni. L’invito alle istituzioni locali, nessuna esclusa», prosegue il delegato di Confindustria, «è ad elaborare un piano di marketing e di sviluppo che ricomprenda misure per la grande industria. L’Aquila, nella situazione attuale, ha tutte le carte in regolare per ottenere il riconoscimento di zona ad economia speciale».
CRISI AREE INDUSTRIALI. A salvarsi è solo il polo farmaceutico, che traina il settore industriale. «Per il resto», incalza Rainaldi, «i nuclei industriali di Bazzano, Pile e Sassa, sono ridotti a lande desolate, dove i capannoni continuano a svuotarsi o ad essere trasformati in depositi di materiale edile in un mercato locale drogato dalla ricostruzione, che nell’ultimo decennio ha fatto la parte del leone, ma che finirà. Bisogna progettare la vocazione futura dell’Aquila, la città del 5G, dell’Università e della ricerca. Ma per fare questo, accanto alle imprese che operano nella ricostruzione e al circuito turistico, il cui processo di rinascita è lento viste le condizioni in cui versa il territorio, serve riportare in città la grande industria».
NUCLEI ABBANDONATI. «Per le aziende ormai esistono solo balzelli e nei nuclei industriali sono pochissimi i servizi offerti», lamenta Rainaldi, che conclude: «Va aperto un ragionamento con l’Arap: la tassazione è ormai sovradimensionata rispetto alle condizioni in cui versano le nostre aree industriali, con una viabilità che lascia a desiderare e servizi che purtroppo per le aziende funzionano a intermittenza».
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