Congresso Dem, è giallo sull’esclusione di Cialente

Il sindaco fuori dai giochi e il ruolo di Michele Fina, l’uomo di fiducia di Orlando D’Alessandro: come si fa a rinunciare a Massimo? La replica: scelte del territorio
L’AQUILA. Quale partita si gioca dietro l’esclusione di Massimo Cialente dalla lista provinciale che sostiene la mozione Orlando? In vista dell’assemblea nazionale per il congresso del Pd prevista per il 30 aprile si coltivano speranze e ambizioni, non ultima quella delle prossime candidature alle elezioni politiche.
Da un lato c’è la senatrice Stefania Pezzopane che capeggia la sua lista pro-Renzi, forte anche dell’esito elettorale delle primarie che ha visto un renziano, Chicco Di Benedetto, vincere e giocarsi le carte con una candidatura unitaria che gode dell’appoggio di Pierpaolo Pietrucci (vedi servizio in pagina). Dall’altro è un gioco di potere che vede lo stesso Cialente (corrente Cuperlo) e Michele Fina, il braccio destro del ministro Andrea Orlando, in competizione probabilmente per una futura candidatura al Parlamento.
È in quest’ottica (che nessuno dei due competitor confermerà) che va inquadrato il discorso delle liste per il congresso.
L’assemblea nazionale è costituita da 1.000 persone e si riunisce una volta l’anno. Per la provincia dell’Aquila i candidati sono quattro, il capolista è Michele Fina. Seconda Emanuela Di Giovambattista, terzo Stefano Albano e quarta Simona Fasciani.
La ricostruzione della candidatura negata a Cialente si colora di giallo. C’è chi sostiene che non sia mai stata proposta in virtù di un posto assicurato in quota personalità nazionali e chi invece, come il sindaco in persona, dice esattamente il contrario.
«Sono stato contattato dal braccio destro di Cuperlo», riferisce Cialente, «informandomi della mia candidatura da capolista e giustificandola come presenza irrinunciabile. Qualche tempo dopo mi ha chiamato Stefano Albano per chiedermi di optare per la quota di personalità nazionale per liberare un posto in più in provincia. A quel punto ho risposto di parlarne con Cuperlo, che a me ha detto che non avrebbe mai ceduto sull’Aquila per l’importanza che la città ha e per tutto quello che rappresenta in chiave ricostruzione».
Perché pensa che l’abbiamo fatta fuori e chi secondo lei è il regista dell’operazione?
«È stata indetta una riunione», spiega Cialente, «alla quale non ho partecipato per un disguido su whats app in cui tutti hanno ritenuto che non fosse il caso di avere Cialente come capolista. A Roma, in verità, non c’era il posto per me e hanno provato a dirottarmi sull’Emilia. A me non interessava e il problema è solo di metodo. All’ultimo Michele Fina si è portato il foglio con le firme e ha detto: “Questa è la lista”. Insomma, è un’operazione organizzata dal partito all’Aquila». A riscaldare l’ambiente ci ha pensato il consigliere regionale Camillo D’Alessandro che su Facebook ha attaccato Fina: «Come si fa a non candidare un sindaco uscente di una città capoluogo che tra pochi giorni va al voto? Dunque c'è molto di più nella decisione di non candidare il sindaco dell’Aquila, c’è una idea di partito». Fina ha risposto piccato: «Le nostre liste sono state scelte tutte nei territori ma lascio rispondere gli altri. Io dico solo, caro Camillo, che non commento le scelte di Renzi perché sono rispettoso e perché faccio parte dello stesso partito. Tu ti dimostri solo polemico».
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