Consigliera denuncia ai carabinieri disparità sui vaccini

INTRODACQUA. Ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per contestare il metodo che la Asl provinciale guidata da Roberto Testa utilizza per chiamare al vaccino gli over 80 già prenotati: non per età a...
INTRODACQUA. Ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per contestare il metodo che la Asl provinciale guidata da Roberto Testa utilizza per chiamare al vaccino gli over 80 già prenotati: non per età a scalare, ma per zone di appartenenza.
La consigliera comunale di Introdacqua, Licia Mampieri, contesta che dal 26 gennaio scorso, da quando si è prenotata sulla piattaforma regionale per ricevere il vaccino, non è stata ancora contattata. Lamenta dunque una presunta disparità di trattamento e parla di «un meccanismo molto discutibile».
La consigliera comunale e storica esponente del Partito socialista ha fatto sapere di avere «contattato l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì. Sono qui a denunciare il fatto che, a causa di questo sistema non chiaro, non sono stata ancora sottoposta alla somministrazione del vaccino anti Covid, con grave pregiudizio per il mio diritto alla salute protetto dalla Costituzione».
Motivo che ha spinto la Mampieri a presentare un esposto-denuncia nella locale stazione dei carabinieri.
Stesso problema per una 95enne di Corfinio che si è rivolta al sindaco del paese sostenendo di essere stata penalizzata rispetto ad anziani con meno anni di lei che hanno già ricevuto il vaccino.
Intanto, l’ex dirigente del Dipartimento di chirurgia e rianimazione della Asl provinciale, Gianvincenzo D’Andrea, residente a Pratola Peligna, da oggi dichiarata zona rossa, invita i suoi concittadini alla massima prudenza per l’alta pericolosità della variante inglese.
«Uno studio pubblicato sul British Medical Journal del 10 marzo dimostra che la cosiddetta variante inglese del Sars Cov 2, rispetto al virus originario, non solo si diffonde molto più velocemente nella popolazione (perché infetta di più) ma è anche più letale, ossia fa più morti», afferma l’ex primario, «questo dato imporrebbe di non abbassare la guardia nel mantenimento delle regole di prevenzione dell’infezione, ma il riaccendersi della pandemia nel Centro Abruzzo, a seguito di aperitivi, pranzi e cene familiari e interfamiliari e tanti altri comportamenti aberranti di molte persone dimostra che la gravità della situazione non è ben compresa da tutti».(c.l.)
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