Contributi all’albergo in rovina: assoluzione per sindaco e tecnico

12 Aprile 2023

All’ex hotel Saint Andrew arrivarono 2,4 milioni nonostante fosse fatiscente prima del terremoto Anche la Corte dei Conti, dopo il tribunale, dichiara innocenti in via definitiva Di Carlantonio e Marzi 

CAMPOTOSTO. Si chiude anche davanti alla Corte dei Conti la vicenda della concessione di 2,4 milioni di euro per la ristrutturazione di un edificio a Campotosto, l’ex hotel Saint Andrew, noto anche come condominio le Betulle. Su quel contributo si sono aperte due inchieste: una della Procura della Repubblica e una della Procura della Corte dei Conti.
Sotto il profilo penale ci furono 13 indagati. Tutti, fra cui l’ex sindaco di Campotosto Antonio Di Carlantonio, furono assolti «perché il fatto non sussiste» e la sentenza è ormai passata in giudicato. Per quanto riguarda la Corte dei Conti, nel 2021 ci fu l’assoluzione in primo grado e oggi giunge l’assoluzione definitiva per l’ex sindaco Di Carlantonio e per il tecnico comunale Massimo Marzi. Infatti la prima sezione centrale d’Appello ha respinto il ricorso della Procura contabile che chiedeva la condanna dei due al pagamento di oltre 2 milioni al Comune di Campotosto. Secondo le accuse iniziali, il contributo (previsto dalle norme del post-sisma 2009) per l’ex hotel non poteva essere concesso perché l’edificio era già in rovina prima del terremoto, definito “collabente”. E proprio su quel “collabente” che si sono concentrate le due inchieste (penale e contabile). Alla fine è emerso che l’hotel prima del 6 aprile del 2009 non era “cadente” e quindi i danni rilevati dopo la scossa delle 3.32 erano dovuti anche al terremoto.
L’ACCUSA
Nonostante l’assoluzione in sede penale, la Procura della Corte dei Conti aveva contestato all’ex sindaco e al tecnico comunale il fatto che «pur avendo piena conoscenza dello stato di fatiscenza della struttura destinataria del richiesto contributo pubblico; pur essendo loro state espresse, al riguardo, alcune perplessità da altro dipendente comunale; pur avendo contezza della nota della Struttura tecnica di Missione (braccio operativo del commissario per la ricostruzione, ndc) con la quale si puntualizzava che in caso di unità immobiliari che versavano in stato di collabenza o fatiscenza già precedentemente al sisma doveva escludersi radicalmente la possibilità di concessione di contributi; si adoperavano affinché il Comune di Campotosto richiedesse alla Struttura tecnica medesima il supporto amministrativo e tecnico della cosiddetta Filiera che doveva decidere sul contributo».
L’ASSOLUZIONE
I giudici della Corte dei Conti in sede di Appello hanno confermato l’assoluzione di Di Carlantonio e Marzi in quanto «non si evincono elementi da cui desumere che il sindaco abbia omesso di ostendere documentalmente le reali condizioni del manufatto. La filiera aveva, dunque, certamente le competenze tecniche e le complete conoscenze documentali per svolgere adeguatamente la propria funzione in relazione alla concreta situazione da valutarsi. La medesima autorità giudiziaria sulla scorta di una rigorosa analisi del medesimo compendio istruttorio offerto in questa sede ha ritenuto, con logica motivazione, come sia rimasta incerta la condizione stessa dell’immobile di cui è causa. Da escludersi è anche, per le medesime ragioni, la sussistenza della colpa grave in capo ai prevenuti, non ravvisandosi nelle riferite circostanze quella inescusabile negligenza atta ad assurgere a criterio di imputazione soggettiva». La sentenza di primo grado va «dunque, interamente confermata».
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