Contributi post-terremoto: rischio stangata sull’Agorà

27 Novembre 2020

L’AQUILA. Rischio stangata sull’Agorà srl. Colpa di un’autocertificazione tardiva. La società dei fratelli De Amicis – specializzata in affitti e installazione di strutture a attrezzature audio video...

L’AQUILA. Rischio stangata sull’Agorà srl. Colpa di un’autocertificazione tardiva. La società dei fratelli De Amicis – specializzata in affitti e installazione di strutture a attrezzature audio video e grafica per eventi, azienda che opera anche fuori dai confini italiani – appellerà davanti al Consiglio di Stato un recente pronunciamento del Tar Abruzzo.
Il collegio (presidente Umberto Realfonzo, estensore Maria Colagrande, referendario Giovanni Giardino) ha infatti respinto il ricorso presentato dall’Agorà, rappresentata dall’avvocato Roberto Colagrande. Il legale ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento del 23 luglio scorso con il quale il commissario straordinario designato dal governo, Maria Margherita Calabrò, ha disposto il recupero nei confronti della società Agorà degli «aiuti di Stato» dichiarati incompatibili con il mercato interno dalla decisione della Commissione Europea del 2015, per un importo pari a 760mila euro a titolo di capitale e 93mila a titolo di interessi.
La società ricorrente, a seguito del sisma, ha usufruito della sospensione e del differimento del versamento dei tributi e contributi previdenziali fino al 30 novembre, termine successivamente prorogato al novembre 2011. La legge 183 del 2011 ha poi stabilito la riduzione del 40% dell’importo.
La Commissione Europea, nel 2012, espresse dubbi sulla compatibilità dalla misura con il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e ad agosto 2015 notificò all’Italia l’ordine di recuperare i soldi frutto dell’aiuto «incompatibile».
Nel 2018 la nomina del commissario per eseguire il recupero. A marzo 2018 l’avvio del procedimento, con l’invito a produrre autocertificazione entro un termine poi prorogato al 30 giugno 2020. A questo termine si è sovrapposta la sospensione dei procedimenti amministrativi causa lockdown che, secondo la società ricorrente, rendeva impossibile produrre la documentazione. Da qui la notifica del provvedimento di recupero, il 23 luglio. Per il collegio il termine, poi differito al 30 settembre, è da considerarsi «perentorio». Pronto l’appello.
La vicenda riporta alla battaglia con l’Ue per la restituzione di tasse, tributi e contributi sospesi dopo il sisma. La vicenda – una partita da 130 milioni a carico di 333 aziende per cui era stata avviata la procedura di infrazione europea – ha vissuto l’ultimo capitolo nell’ottobre scorso, quando vi fu l’annuncio del governo sul fatto che circa 290 aziende non avrebbero dovuto pagare più nulla.