Controllo di vicinato, il Comune lancia la campagna di adesione

L’obiettivo è quello di instaurare una collaborazione continua tra la comunità e le forze dell’ordine In corso incontri con associazioni e gruppi di cittadini per chiarire il ventaglio delle cose da poter fare
AVEZZANO. Un buon vicino è il miglior antifurto! È lo slogan scelto dal Comune di Avezzano per dare corpo alla campagna di adesione al “Controllo di vicinato”. Iniziativa fatta propria dall’ente su disposizione del prefetto Giancarlo Di Vincenzo, quale strumento di contrasto all’allarme sicurezza in città e, più in generale, nella Marsica. L’obiettivo è quello di instaurare un dialogo «continuo e sensibile tra forze dell’ordine e comunità, per migliorare la qualità delle segnalazioni fatte dai cittadini». Dall’amministrazione è arrivato l’appello a prendere parte all’iniziativa. Per farlo è necessario fornire il proprio consenso attraverso un modulo di adesione a uno dei gruppi di controllo, scaricabile dal sito comunale.
«In questi giorni stiamo incontrando le varie associazioni di categoria, per poi confrontarci con i gruppi di cittadini e stilare un cronoprogramma relativo all’organizzazione del Controllo di vicinato» fa sapere l’ente. È stato inoltre pubblicato un vademecum esplicativo dell’iniziativa, che vuole anche ribadire «cosa è consentito e cosa non consentito fare». E proprio il confine tra cosa è lecito e cosa invece non lo è, rappresenta la più grande preoccupazione di quanti non vedono nel controllo di vicinato una soluzione reale al problema sicurezza. È bene chiarire che «i gruppi di controllo non si sostituiscono alle forze dell’ordine che hanno il compito esclusivo di svolgere l’attività di repressione e di ricerca dei responsabili dei reati. Non intervengono attivamente in caso di reato, fatte salve le prerogative che la legge riserva a ogni cittadino, non fanno indagini sugli individui, non schedano le persone e non si intromettono nella sfera privata altrui», chiarisce l’amministrazione. Al contrario, potranno contribuire a innalzare la soglia di attenzione rispetto ad eventi giudicati “anomali” all’interno delle aree coinvolte dall’iniziativa. In particolare è richiesto loro di «collaborare con i vicini attraverso comportamenti di reciproca assistenza e di individuare i fattori di rischio ambientale che possono favorire furti e truffe (ad esempio scarsa illuminazione, accessi vulnerabili, persone sole)». Dovranno quindi creare un canale di comunicazione per scambiare rapidamente informazioni tra vicini, magari attraverso gruppi whatsapp. Il dialogo tra la cittadinanza e le forze dell’ordine dovrà però essere mediato in via esclusiva dai “coordinatori”, referenti di zona riconosciuti dall’amministrazione e inseriti in un elenco, coi relativi recapiti telefonici, consegnato a polizia e carabinieri.
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