Convento chiuso, il rammarico del vescovo

Corfinio, monsignor Fusco ringrazia le suore di clausura: «Un momento triste per l’intera diocesi»
CORFINIO. «La parola grazie è la sintesi perfetta per meglio descrivere e accompagnare questo momento certamente non facile per la comunità monastica e per quella diocesana, private di una delle sue oasi di spiritualità».
È il vescovo Michele Fusco che, all’indomani della chiusura del convento di Corfinio da parte della Congregazione per gli istituti religiosi, scrive il suo messaggio di ringraziamento nei confronti delle suore non nascondendo il suo grande rammarico per una decisione che colpisce l’intera comunità della diocesi. «Tante le notizie circolate in questo periodo», scrive il vescovo, «certamente ciò che siamo chiamati a fare adesso è vivere cristianamente questo momento delicato e triste allo stesso momento e cioè pregare sia per le monache, affinché possano in altri luoghi e modi servire e vivere la Chiesa, sia per la nostra Chiesa locale ferita da tante piaghe come quella dello spopolamento, dell’alto tasso di disoccupazione giovanile e femminile, ma certamente fiduciosa della presenza e dell’aiuto di Dio».
Nel decreto di chiusura del monastero è scritto che «tale Fondazione, autorizzata nel luglio 1991, non è mai stata eretta canonicamente dal vescovo di Sulmona-Valva nonostante il Decreto del 18 agosto 1997 con il quale questo dicastero concedeva al citato presule la facoltà di erigere la Fondazione di Corfinio in monastero sui iuris. Inoltre, non si intravedono segni di speranza per il futuro per l’insufficiente capacità formativa e di governo, la mancanza sia di candidate che della necessaria vitalità nel vivere e trasmettere il carisma». Una notizia triste che, però, per il vescovo non deve rubare la speranza e la voglia di continuare quell’opera d’amore che le suore di clausura in questo tempo hanno insegnato e testimoniato.
«Il monastero peligno, che vanta una presenza trentennale», aggiunge il vescovo Fusco, «ha visto e accompagnato generazioni di fedeli soprattutto nell’accrescere la devozione verso il Sacro Cuore di Gesù e il mistero mariano della Visitazione a Santa Elisabetta, mediante l’adorazione eucaristica e il rapporto costante con la Parola di Dio. Tra questi certamente non si devono dimenticare le Guardie d’onore», conclude Fusco, «che con dedizione e fede continueranno l’opera che le nostre carissime monache hanno insegnato e testimoniato». (c.l.)
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