Convitto a rischio chiusura Gli studenti si mobilitano

24 Giugno 2019

Cotugno, il rappresentante dell’istituto lancia un appello alle istituzioni «Lottiamo per riavere la nostra sede unica, ma attorno a noi solo disinteresse»

L’AQUILA. «Il Cotugno non dev’essere abbandonato». Lancia un appello direttamente alle istituzioni il rappresentante degli studenti della scuola (licei Classico, Linguistico, delle Scienze umane, Economico sociale e Musicale), Tommaso Cotellessa, all’indomani dell’allarme sulla possibile chiusura del Convitto nazionale annesso.
GLI STUDENTI. «Anche quest’anno è stato un anno di grandi difficoltà e cambiamenti», spiega il rappresentante degli studenti. «Abbiamo affrontato la nuova versione del fantomatico “spezzatino”, questa volta caratterizzata dall’utilizzo dei Musp, con le loro criticità. Siamo riusciti a riunire gli indirizzi, è vero, ma ora non possiamo essere dimenticati». Cotellessa si rivolge direttamente alle istituzioni: «La cosa più grave che abbiamo dovuto affrontare in questi anni è stato il disinteresse da parte della maggior parte delle istituzioni e soprattutto da parte dei cittadini. Se il nostro istituto esiste ancora, se continua ad avere successi e formare eccellenze, è solo grazie a studenti, docenti, dirigente e personale, e alle nostre risorse umane: ci siamo salvati da soli. Nonostante ciò, nemmeno l’anno prossimo rivedremo la nostra sede, i lavori sono cominciati e siamo fiduciosi che a settembre 2020 il Cotugno possa tornare tutto a Pettino, almeno così ci dicono dalla Provincia. Un rimpianto personale è che dopo tante battaglie per questa scuola non potrò rientrare da studente nella nostra sede poiché il prossimo sarà il mio ultimo anno di liceo. Il dato che emerge è che nella nostra città non si dà abbastanza importanza ai giovani, all’istruzione e al nostro futuro: in tal senso va letta anche la paventata chiusura del convitto. Noi giovani ci troviamo a combattere per la normalità e per costruirci un futuro, affrontando l’indifferenza dei più, e non accettare passivamente il solito Immota manet».
LE REAZIONI. Sulla questione Convitto interviene anche il Movimento giovanile di sinistra. «Il Convitto è l’istituzione statale più antica della città, la cui fondazione risale all’Ottocento. Attualmente si trova in un Musp in una zona periferica distante dal centro storico, mal collegata e quindi non più attrattiva per gli studenti. La perdita di iscritti viene anche dall’incapacità di programmazione e di visione di una vera e propria città a misura di studenti. Un’istituzione scolastica come questa può svolgere un ruolo fondamentale nel rilancio del nostro territorio, l’amministrazione non lasci da soli il personale, gli studenti e i sindacati in questa battaglia. Perché un’eventuale chiusura potrebbe mettere a rischio anche i posti di lavoro, oltre al danno culturale che arrecherebbe al nostro territorio. Chiediamo al Comune, alla Provincia e alla Regione di vigilare e mobilitarsi».