Convitto, c’è di nuovo lo spettro della chiusura

4 Agosto 2020

La preside Ottaviano anche quest’anno aspetta la deroga sul numero degli iscritti Per ora sono 22 rispetto ai 40 richiesti: gli studenti non vogliono trasferirsi altrove

L’AQUILA. Con 22 iscrizioni, su un minimo previsto di 40, per il Convitto dell’Aquila torna il rischio della soppressione. Proprio mentre si sta studiando la possibilità di ricostruirne gli storici locali sotto i portici del Liceo, l’istituzione presente in città dal 1815 potrebbe chiudere definitivamente i battenti. D’altra parte, già lo scorso anno il Convitto è stato salvato grazie a una deroga al numero di iscritti. Provvedimento che la preside, Serenella Ottaviano, ha chiesto anche quest’anno, a seguito dell’emergenza Covid, ma che ancora non è stato concesso.
Molto allarmati i dipendenti, 23 tra educatori, collaboratori scolastici, infermiere, guardarobiere e cuochi, che rischiano di doversi trasferire in altre strutture simili, la più vicina delle quali è a Roccaraso. Intanto, alzano la voce i ragazzi che frequentano il Convitto e le loro famiglie. Ospiti dei locali che dal 2009 si sono trasferiti a Pettino sono, infatti, giovani provenienti dal Centro Italia che frequentano scuole superiori in città (il liceo Musicale in particolare), società sportive del territorio o istituzioni come il Conservatorio. «Per alcuni di noi il Convitto rappresenta la prima casa, per altri costituisce un modo per raggiungere la scuola con minori difficoltà»,spiegano i ragazzi in una nota. «Chiudere sarebbe un ostacolo insormontabile, soprattutto per i ragazzi provenienti da famiglie mono reddito o addirittura senza reddito. Alcuni dovrebbero rinunciare alla scuola scelta e frequentata finora e sarebbero costretti a trasferirsi in altre città, altri rischierebbero di dover sospendere lo studio al Conservatorio, altri ancora dovrebbero rinunciare alle attività sportive. Ci sono anche ragazzi che sarebbero interessati a iscriversi, ma sono scoraggiati da questa situazione di incertezza circa la riapertura nonché dalla collocazione logistica provvisoria post-sisma 2009».
Il rischio, con la chiusura del Convitto, è anche che si perdano iscritti in scuole e istituzioni cittadine. «È impensabile per noi ragazzi di 14, 15, 16, ma anche 18 anni riuscire a frequentare sei ore il proprio istituto d’istruzione, praticare sport per alcuni, seguire le lezioni del Conservatorio per altri, affrontare almeno quattro ore di viaggio al giorno, studiare e riuscire anche a trovare tempo per lo svago», continuano i ragazzi. «Ad aggravare la situazione è la pandemia che stiamo vivendo. Non si conoscono le modalità della didattica in presenza. In caso di turnazioni potrebbero aumentare le ore di frequenza pomeridiana e questo renderebbe necessario il soggiorno in città».
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