«Così aiutammo le imprese a rialzarsi»
Cappelli (ex direttore di Confindustria) ricorda la mobilitazione in emergenza a favore delle aziende
L’AQUILA. Nel 2009 il direttore Antonio Cappelli era alla guida di Confindustria L’Aquila da 13 anni.
La notte del terremoto uscì indenne dall’abitazione quasi per miracolo: il tetto gli crollò addosso, costringendolo a ricorrere alle cure mediche dell’ospedale San Salvatore.
Ma dopo due giorni era davanti alla sede, inagibile, dell’Unione industriali, nel nucleo di Pile.
«Bisognava decidere cosa fare e farlo in fretta», ricorda Cappelli. «Centinaia di imprese aquilane avevano perso tutto: sedi, macchinari, documenti. La situazione era tragica e il livello di preoccupazione altissimo: avevamo il timore che il territorio non si sarebbe più ripreso».
Ma la resilienza è stata più forte di ogni spinta verso il basso.
«L’operazione più importante messa in campo da Confindustria», afferma Cappelli, «fu quella di attivare, con il contributo del gruppo giovani di Confindustria, un open space di 1.800 metri quadrati all’interno del centro commerciale L’Aquilone, negli attuali spazi occupati da Decathlon, con 44 postazioni riservate ad altrettante imprese del territorio. Venti giorni dopo il terremoto gli uffici erano operativi: alle aziende offrimmo una postazione, computer, sedie, armadietti e persino un servizio di front-office e smistamento posta, gestito dalla segreteria di Confindustria. L’open space rimase operativo fino a novembre di quell’anno e fu fondamentale per consentire a molte società di servizi e uffici di riprendere l’attività».
Secondo Cappelli «nella fase emergenziale dell’immediato post-sisma fu fondamentale il raccordo tra governo, Protezione civile, enti locali, associazioni di categoria e sindacati. Indicammo al governo centrale le priorità delle imprese e gli indirizzi d’azione. Occorreva agire subito per evitare che la città si svuotasse, per far ripartire le aziende, il motore dello sviluppo. Con il prefetto, Franco Gabrielli, portammo avanti un grande lavoro per il tessuto industriale aquilano, che si era polverizzato. Eravamo addirittura nell’impossibilità di riprendere molti contatti».
Confindustria attuò una ricognizione dei danni subìti dalle imprese. «Dati che furono immediatamente trasferiti alla Struttura tecnica di missione e alla Protezione civile», afferma Cappelli.
«Il mio telefono squillava in continuazione. Mancavano persino le indicazioni più elementari: dove acquistare il legno per i puntellamenti o le transenne per i palazzi. Confindustria divenne un grande quartier generale che smistava informazioni e servizi».
Cappelli ha lasciato da qualche anno la direzione tecnica degli Industriali.
«Molto è stato fatto all’Aquila, ma mi piacerebbe che si riuscisse a chiudere il capitolo della ricostruzione», afferma in conclusione l’ex direttore, «intendo quella sociale, oltre che fisica. La città deve ripartire dal centro storico».
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