Così cambia Collemaggio: «Qui lavori a tappe forzate»

L’ultima opera di Orazio, il capo degli operai vicino alla pensione: «Che emozione» Dalle torri-regia alle gradinate: in azione manovali, elettricisti, restauratori e vivaisti
L’AQUILA. Nella “fabbrica” di Collemaggio il lavoro va avanti «a tappe forzate». Orazio Laera, pugliese, è il capocantiere dell’intervento di riqualificazione davanti la Porta Santa della Basilica. È il suo ultimo lavoro prima della pensione. Chiude – emozionato e soddisfatto – con L’Aquila e con il Papa. Tra gli operai il senso di responsabilità, per un intervento così importante e da realizzare in tempi stretti, è forte e si avverte.
Le famiglie dei dipendenti della Rossi Restauri, società specializzata nel restauro, arrivano quasi tutti dalla Puglia. Per la Perdonanza saranno quasi tutti qui, con le famiglie stavolta. Tra loro c’è chi la Perdonanza la conosceva già e chi, invece, non ne sapeva nulla. Comprensibile l’orgoglio di vedere il Papa e gli aquilani usufruire del proprio lavoro. «Quanta emozione. È stata mia moglie la prima a dirmi che era una cosa importante, poi mi ha chiamato mia figlia da Roma, quindi mio figlio da Bologna», spiega Orazio. Sul campo ci sono decine di persone, manovali, operai e restauratori specializzati, elettricisti, vivaisti. Le lavorazioni sono simultanee.
Sul prato di Collemaggio si stanno completando gli scavi che hanno suscitato qualche curiosità. Il mistero lo spiega l’ingegnere Federico D’Ascanio, co-direttore dei lavori insieme all’architetto Marina Aquilio. Si tratta di platee per posizionare le torri-regia, una per ogni lato del prato. Finito l’evento rimarranno sotto il prato, riutilizzabili negli anni a venire. È questo uno dei motivi del gran lavoro di queste settimane, rendere il sistema Collemaggio funzionale per il futuro. Sotto il prato, i vialetti e la nuova gradinata si stendono cavi e cablaggi per la corrente e non solo; in futuro potrebbero garantire anche qualche economia per gli eventi.
L’intervento nella zona del prato sarà ultimato a breve, per i giorni della Perdonanza, come da tradizione, sarà quindi ricoperto da una pavimentazione temporanea, poi sarà rimesso a nuovo. Il lavoro principale è quello davanti alla Porta Santa. Un’opera di ingegneria naturalistica con molteplici funzioni.
«L’obiettivo», spiega D’Ascanio, «è riconsegnare alla città uno spazio riqualificato e funzionale, una vera piazza vivibile 365 giorni l’anno».
Ma non solo. A essere valorizzata è la stessa Porta Santa, fino ad oggi costretta nella piccola strada che costeggia la basilica. La gradinata vuole infatti ricostruire «un dialogo urbanistico anche con lo spazio dell’ex Opg». Emblematico il ritrovamento archeologico – che ha comportato 15 giorni di proroga dei lavori – di quello che probabilmente era un vecchio tabernacolo, proprio davanti la Porta, che dà il senso di come dovessero avvenire le celebrazioni in passato. Il salto tra l’area dell’Opg e la chiesa è il risultato di interventi edilizi più recenti, probabilmente. Tutto, come la variante, è avvenuto sotto lo stretto monitoraggio della Soprintendenza, dell’Asl, per la parte interna all’ospedale, e del Comune, e sotto l’occhio vigile del Vaticano come della prefettura.
Le gradinate sono un’opera di ingegneria naturalistica, dei gabbioni di pietra drenante, coperti e rifiniti da Wpc, un biomateriale derivato dal legno. La fascia più in alto, con ingresso dall’ex Opg, e quella più in basso proprio davanti la Porta Santa, saranno accessibili ai disabili.
Sotto le sedute è prevista un’illuminazione a Led, completata da faretti ai lati e sopra le gradinate, e il tutto sarà abbellito dall’intervento del vivaista. Cambia così la vecchia scarpata che dava davanti alla Porta Santa.
Allo stesso modo cambierà la strada, che sarà chiusa ai lati da due dissuasori a scomparsa per poterla pedonalizzare completamente. (u.c.)
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