«Così viviamo per Gian Mauro» Due anni fa la tragedia del Velino

Il racconto della madre di Frabotta, una delle vittime della valanga: «Mi mancano le sue telefonate Per non sprofondare nel dolore io e mio marito ci impegniamo a inseguire i progetti di nostro figlio»
AVEZZANO. «Ci mancano le sue telefonate la sera. E i suoi messaggi. È dura. Ma in suo nome andiamo avanti». Mamma Maddalena non ha lacrime. Quelle le ha finite da un pezzo. Ma tanti ricordi l’accompagnano e l’hanno accompagnata in questi due anni di dolore. Maddalena è la madre di Gian Mauro Frabotta, una delle quattro vittime del Monte Velino. Oggi sono due anni da quella tragedia. Quando una valanga si è presa anche le vite di Tonino Durante e dei giovani fidanzati Gian Marco Degni e Valeria Mella.
Era una domenica quel 24 gennaio. I corpi vennero ritrovati dopo 27 giorni di difficili ricerche.
«È dura, tanto dura», le parole di Maddalena Stasio, insegnante, «e più passa il tempo e più si avverte quel vuoto. Cerchiamo di andare avanti e di continuare a vivere pensando a quello che lui avrebbe voluto per noi. E il mio Gian Mauro avrebbe scelto di vederci stare bene. Non avrebbe voluto che fossimo tristi o trascurati. Stare male avrebbe fatto stare male anche lui. È con questo spirito che cerco di vivere l’anniversario della tragedia. Certo, non posso negare che il dolore è grande e che non mancano momenti di sconforto», confida l’insegnate, «a me e mio marito Mauro mancano i suoi messaggi e quella chiamata alla sera (Gian Mauro viveva a Milano dove lavorava per l’Eni, ndc), ma per non sprofondare in questo immenso dolore cerchiamo di impegnarci e di vivere ogni momento e ogni situazione come avrebbe fatto nostro figlio. Se solo penso a quello che è realmente accaduto impazzisco», ribadisce Maddalena Stasio, «per questo mi impegno nel lavoro nella scuola Bruce Sabin di Capistrello e in iniziative in sua memoria».
In nome del brillante ingegnere dell’Eni, i suoi amici più intimi hanno messo su un’associazione, “Gli amici di Frabby”, istituendo delle borse di studio.
I genitori invece, Maddalena Stasio e Mauro Frabotta, titolare dell’omonimo negozio di alimentari in piazza Cavour ad Avezzano, hanno coronato il sogno del loro ragazzo riuscendo a portare acqua potabile nei villaggi dell’Africa. Finora grazie al loro impegno sono stati riattivati tre pozzi in Malawi, mentre uno è in fase di progettazione. Quest’ultima iniziativa è stata presentata anche nell’azienda per la quale l’ingegnere lavorava.
«Sono convinta che lui è la nostra guida in tutto quello che facciamo», continua la madre di Gian Mauro, che non manca di ringraziare quanti continuano a starle vicino, «a distanza di due anni siamo ancora circondati da tante persone, in gran parte amici di Gian Mauro, che ci rendono partecipi della loro vita. A volte penso di non farcela, ma il fatto di ricevere tante dimostrazioni di affetto ci aiuta molto. Mio figlio aveva una vita davanti», continua Maddalena Stasio, «mi manca tantissimo, mi auguro che nessuna mamma possa stare più nei miei panni. Ed è proprio per riempire questo immenso vuoto che abbiamo dato vita a tutte queste iniziative. Un giorno io e mio marito andremo in Malawi per vedere con i nostri occhi la gioia di chi ha visto sgorgare acqua da un pozzo».
Mamma Maddalena non manca di rivolgere un pensiero agli altri tre escursionisti: «Voglio pensare che il fatto che questi ragazzi abbiano fatto tutto insieme permette a noi famiglie di condividere il dolore. Un dolore che, forse, da soli sarebbe stato ancor più insopportabile. Non nego che la vigilia di questo giorno non è stata facile, ma mi piace pensare a Gian Mauro come alla nostra guida. È il nostro motore, la nostra spinta. E noi parliamo di lui come se ci fosse ancora».
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