Covid-19, un ergastolano ai domiciliari

Nel 1994 uccise un giovane agente penitenziario, il Sappe protesta e chiede l’intervento del presidente Mattarella
SULMONA. Anche nel carcere di Sulmona si aprono le celle a ergastolani e detenuti legati alla criminalità organizzata. Fino ad oggi sarebbero sette i detenuti pericolosi ai quali sono stati concessi gli arresti domiciliari a seguito di provvedimenti emessi dal giudice di Sorveglianza per contenere la diffusione del coronavirus nelle carceri italiane. Ma a suscitare le pesanti proteste del sindacato della polizia penitenziaria Sappe è stata la scarcerazione dell’ergastolano Francesco Barivelo, 50enne, che uccise l’agente penitenziario appena 24enne, Carmelo Magli.
«Altro che certezza della pena. Lo Stato abdica al suo primario compito di assicurare la giusta pena a chi uccide», è la dura reazione del Sappe. «È una vergogna che un assassino sia a piede libero. Queste scelte in materia penitenziaria sono gravi e offensive delle vittime della criminalità e dei loro parenti, che piangeranno sempre i familiari uccisi. Facciamo appello al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinché chi si è reso responsabile di crimini così gravi ed è stato giudicato colpevole e condannato all’ergastolo sconti la sua pena in carcere».
Ora, invece, Barivelo si trova a casa sua, a Taranto. Sul caso è intervenuta anche la figlia dell’agente assassinato: «Con il cuore spezzato e le lacrime che scendono giù, mi chiedo perché?. Che diritto ha questa persona di vivere in libertà quando mi ha privato di mio padre, ha tolto a me, mia madre e mia sorella la possibilità di essere felici?». Barivelo da tempo era detenuto nel carcere di Sulmona dove stava scontando la condanna all’ergastolo proprio per l’omicidio dell’agente di polizia penitenziaria Carmelo Magli, riconosciuto vittima del dovere, avvenuto a Taranto il 18 novembre del 1994. Ma è anche vero che lo stesso ergastolano in passato ha fruito di permessi premio essendo stato colpito da tubercolosi come conferma il responsabile medico del carcere Fabio Federico. Quindi non è la prima volta che l'ergastolano esce di cella. «La patologia di cui è affetto Barivelo lo pone, in questo momento di emergenza sanitaria legata a Covid-19, in una situazione di grave rischio», afferma Federico. Dall’emanazione della circolare il 21 marzo scorso con cui il Dap (Dipartimento amministrativo penitenziario), ha disposto una sorta di censimento dei detenuti ritenuti a rischio pandemia, sono state elaborate circa 200 schede mediche che hanno portato, come detto a sette scarcerazioni di detenuti eccellenti posti agli arresti domiciliari.
Quindi una situazione non proprio tranquilla per quanto concerne lo stato di salute dei detenuti del carcere peligno, alcuni dei quali affetti da gravi patologie.
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