Covid, targa commemora i 23 nonni del Don Orione

Ricordata la strage del virus nella Rsa. Don Vittorio: «Ogni giovedì una messa» Inaugurata anche la stanza degli abbracci: può rivedere la mamma dopo mesi
AVEZZANO. La Rsa Don Orione di Avezzano ricorda con una lapide commemorativa tutti i nonni e le nonne scomparsi durante la seconda ondata pandemica che ha particolarmente colpito la struttura a vocazione religiosa. La lastra di marmo in cui sono stati scolpiti i nomi dei 23 ospiti venuti a mancare è stata sistemata all’interno della cripta nel santuario don Orione, adiacente la residenza sanitaria assistenziale divenuta simbolo della violenza del virus in un ambiente estremamente fragile. Enea Mincarelli, Tilde Bice Addari, Maria Giuseppa Palma, Nina Del Pico, Clevia Pellegrini, Vincenza Ruscitti, Michelina Tuzi, Maria Maddalena Vulpiani, Maria Zaurrini, Domenico Antenucci, Bartolomeo Cipollone, Italia Silvestri, Enrico Barile, Anna Giulia Di Cicco, Francesco Alfano e, ancora, Giovanna Cipollone, Anna D’Adamo, Ornella Rantucci, Giuliva Di Giulio, Giampaolo Ghera, Rina Antonioli, Camilla Di Rocco e Casilda Tranquilli sono coloro che non hanno potuto rivedere i loro cari almeno per un’ultima volta. «Abbiamo scelto di benedire la lapide in occasione della 43esima giornata della vita», spiega il direttore don Vittorio Quaranta, «sono i nomi dei defunti della Rsa don Orione al tempo del Covid che hanno dovuto sperimentare la mancanza dei loro affetti in un periodo molto difficile e nel momento del passaggio dalla vita terrena a quella eterna. Ogni giovedì celebreremo una messa in suffragio di queste anime».
Intanto, grazie alla stanza degli abbracci i nonni e le nonne della Rsa hanno potuto rivedere dopo mesi i volti familiari dei loro cari. Come Anna, 89 anni, che ha potuto guardare negli occhi l’unica e adorata figlia Rossella, incontrata l’ultima volta a ottobre dell’anno scorso prima che il Covid19 si addentrasse infimo dentro la Rsa di via Corradini contagiando il personale, gli anziani ospiti e facendo scattare l’emergenza e lo stop alle visite dei parenti. «La sensazione di poterle tenere le mani è stata unica», racconta Rosella, con voce commossa e gli occhi lucidi, «benché schermato, il nostro è stato un abbraccio che mi ha fatto provare sensazioni ed emozioni che non sentivo da tantissimo tempo per via del distanziamento sociale».
Nella stanza degli abbracci genitori e figli possono tornare a guardarsi negli occhi attraverso una parete trasparente in grado di impedire la trasmissione del virus, mentre dei manicotti consentono ai familiari di abbandonarsi a un abbraccio come non facevano da tempo.
Il commissariamento della Rsa di via Corradini era scattato il 15 ottobre scorso all’arrivo degli esiti dei tamponi a tappeto eseguiti con urgenza dopo il primo caso accertato. Su 143 test ben 102 diedero esito positivo.
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