Crac ex Gielle, un maxi sequestro Decreto del giudice: 250mila euro

Provvedimento a favore della curatela fallimentare: riguarda un immobile cittadino dell’imprenditore Il Comune sborsò un milione, poi vinse la causa. Ma la somma venne investita in buoni di risparmio
AVEZZANO. Nuovi risvolti sul caso dell’ex falegnameria Gielle in via Nuova, che vede da anni impegnato il Comune in un contenzioso legale. Dopo la recente sentenza di patteggiamento del legale rappresentante della società fallita, l’imprenditore avezzanese Guido Giffi, ora il curatore sta cercando di recuperare i fondi necessari alla chiusura della vertenza che vede il Comune di Avezzano creditore di quasi un milione di euro. Proprio per tale motivo, il giudice del tribunale, Francesca Greco, ha emesso un decreto di sequestro conservativo per la somma di 250mila euro a favore della curatela che aveva presentato ricorso.
In particolare, la curatela fallimentare ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione al sequestro conservativo di un immobile di Avezzano di cui risulta attualmente usufruttuario lo stesso imprenditore e proprietario il figlio.
La curatela fallimentare ha infatti dedotto «la nullità delle donazioni effettuate dall’imprenditore al figlio». Secondo il curatore fallimentare, «cinque disposizioni di pagamento effettuate da Giffi a favore del figlio sarebbero state realizzate utilizzando il denaro pervenuto alla società fallita dal Comune di Avezzano in forza di una sentenza del tribunale, poi annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione». Somme, secondo la curatela, «immediatamente trasferite al socio Giffi che le ha investite in buoni di risparmio, alcuni dei quali estinti anticipatamente proprio in prossimità dei pagamenti effettuati al figlio». «Tali elargizioni», afferma la curatela, «sarebbero nulle in quanto donazioni carenti della forma prevista dalla legge, non potendo ritenersi di modico valore alla luce dell’entità e delle condizioni economiche del donante». La somma del Comune incassata da Giffi, secondo il curatore, sarebbe stata «investita in buoni di risparmio che, in parte, sono stati rimborsati in anticipo rispetto alla scadenza prevista». Giffi, secondo tale tesi, avrebbe poi «effettuato cinque pagamenti in favore del figlio con causale lavori di ristrutturazione dell’immobile per oltre 212mila euro, in cinque tranches». Nell’ordinanza del giudice, a sostegno della sentenza di sequestro, si sostiene inoltre che Giffi avrebbe «posto in essere negli anni azioni a tutela del proprio patrimonio anche coinvolgendo i figli», come ad esempio «la donazione della nuda proprietà dell’unità immobiliare», oltre al fatto che avrebbe «stipulato una polizza vita con beneficiari i figli con la restante parte dei soldi ricevuti dalla Gielle s.a.s., facenti parte della somma erogata dal Comune di Avezzano, quando era ancora pendente il giudizio di impugnazione». Nei giorni scorsi l’imprenditore 89enne ha patteggiato una pena (che è stata sospesa) di un anno e quattro mesi di reclusione davanti al tribunale di Avezzano rispondendo dell’accusa di bancarotta fraudolenta. Secondo la tesi dell’accusa, la società fallita aveva ricevuto il pagamento da parte del comune di Avezzano della somma di 949mila euro a titolo di risarcimento del danno come disposto da una sentenza di prima grado e poi dalla Corte d’Appello dell’Aquila. Sentenza prima esecutiva ma poi annullata con la pronuncia della Cassazione. Il caso Gielle sas è una vicenda processuale che va avanti da anni. Nella sentenza definitiva c’è la disposizione di liquidare un milione di euro al Comune di Avezzano. I fatti risalgono al 1985, quando l’Ente Fucino, con un rogito notarile, cedette al Comune di Avezzano alcuni beni, capannoni e terreni circostanti, siti in via Nuova, in uso alla società Gielle, con l’impegno di riconoscere alla stessa migliorie per 950 milioni. Durante il processo sono però emerse anche delle attenuanti nei confronti dell’anziano imprenditore. Infatti, le vittorie in primo e in secondo grado avrebbero ingenerato in lui la ragionevole aspettativa che il contenzioso fosse ormai risolto a suo favore. E ciò molto tempo prima del fallimento successivamente dichiarato, quando la società Gielle non avrebbe avuto più possibilità di contrarre debiti.
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