Crocifisso in Comune, è scontro

Il centrodestra: niente processione per chi ha votato no. Cialente: predicano odio
L’AQUILA. Il crocifisso torna, “indirettamente” in consiglio comunale e si scatena la bagarre. L’iniziativa è del direttore regionale della Confcommercio, Celso Cioni, che per la seconda volta si è presentato nell’aula consiliare con in mano il simbolo di Cristo crocifisso. Intanto, Fi lancia strali al sindaco, Massimo Cialente: «Chi non vuole il crocifisso nell’aula consiliare non deve neppure partecipare alla processione del venerdì santo» dicono Guido Liris e Roberto Tinari.
Una provocazione che non ha lasciato indifferente il primo cittadino: «Non ci provassero» la risposta di Massimo Cialente «stanno solo predicando l’odio razziale».
Un botta e risposta che fa alzare i toni della polemica e rimette al centro della discussione il ripristino del crocifisso nell’aula del consiglio comunale aquilano, come richiesto dalla Confcommercio, che ha lanciato una petizione nazionale. «Abbiamo registrato, negli ultimi giorni, numerosissime e qualificate adesioni alla nostra iniziativa» evidenzia Cioni «agli iniziali promotori, Monica Pilolli, Angelo Liberati, Mario Maccarone, Giovanni Gambacurta, Daniele Stratta, Edoardo Jacubowski, hanno aderito, negli ultimi giorni, Giuseppe Placidi, ex sindaco dell’Aquila, Giancarlo Silveri, ex manager Asl, Augusto Masciovecchio, presidente dell’ordine degli ingegneri della provincia dell’Aquila, Raffaele Gallucci, Giulio Sapelli, economista ed editorialista del Corriere della Sera. Considerato che, finora, non è accaduto che il consiglio comunale riconsiderasse positivamente la scelta di evitare il simbolo della cristianità ed identitario della cultura millenaria occidentale, ci vediamo costretti» fa sapere Cioni «a proseguire convintamente la sacrosanta battaglia. La prossima settimana avvieremo una petizione nazionale a sostegno delle nostre ragioni.
Durissima la posizione di Fi che chiede a Cialente «di disertare la processione del venerdì santo o, se presente, evitare di indossare la fascia tricolore. Se lo facesse» dice Liris «non sarebbe conseguenziale rispetto alla posizione assunta pubblicamente in consiglio, sulla centralità del principio di laicità dello Stato. Tutti coloro che hanno votato contro il crocifisso mostrerebbero ipocrisia e profonda incoerenza se fossero presenti alla processione. La città di Celestino rifiuta il crocifisso e, poi, pretendiamo di battere la concorrenza della pizza napoletana quale patrimonio dell’Unesco?» chiede Liris. «È una vergogna» incalza Tinari «che il crocifisso sia divenuto ostaggio di mere convinzioni politiche. La rimozione del crocifisso non è il risultato di una malintesa interpretazione della laicità, ma un vero e proprio atto di ignavia. Molti di quelli che hanno votato a favore all’allontanamento o, peggio, si sono astenuti, soaranno tra i primi a sfilare alla processione del venerdì santo e al corteo della Perdonanza. Magari la prossima volta qualcuno proporrà di rimuovere anche il trigramma bernardiniano IHS che campeggia su gran parte delle porte del centro storico ed è all’origine della sigla che appare sul nostro stesso stemma civico» conclude Tinari. Furioso Cialente: «Chi parla dovrebbe sapere che non è il sindaco a decidere se lasciare o meno il crocifisso nell’aula, ma l’intero consiglio comunale. Mi chiedono di non partecipare alla processione del venerdì santo? Non ci provassero. Chi lo fa, e mi riferisco a Tinari, è lo stesso che lamenta di sentire troppe voci straniere. La strumentalizzazione che si sta facendo di questa vicenda è semplicemente vergognosa. Stanno soltanto predicando e seminando odio razziale».
Monica Pelliccione
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