Crollo balconi Piano Case l’ombra della prescrizione

I consulenti, dopo la quinta proroga scaduta, non hanno depositato le perizie Le prime prove di carico fecero sorgere seri dubbi sulla qualità dei materiali
L’AQUILA. Altro che la svolta nell'inchiesta sulle modalità di costruzione del Progetto Case di Cese di Preturo dove il 2 settembre 2014 crollò un balcone: il termine per depositare la perizia è scaduto da una settimana e, dopo la quinta proroga la Procura ancora non ha gli elementi per far decollare un’indagine per la quale alcuni reati (non tutti) sono a rischio prescrizione. E dire che si voleva andare di fretta proprio per superare, almeno in parte questo problema. Sta di fatto che dopo 8 mesi di accertamenti tecnici è scaduta l’ultima proroga possibile. Si tratta di carte attese con ansia dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio, pubblico ministero titolare dell'inchiesta affidata al Corpo Forestale dello Stato. Nel mirino della magistratura tutti coloro che hanno avuto ruoli nella filiera: sotto accusa potrebbero finire funzionari della Protezione civile, stazione appaltante del progetto Case , del Comune dell'Aquila, la commissione di collaudo, tecnici che hanno redatto le certificazioni dei materiali e i rappresentanti delle ditte che hanno realizzato le cinque new town e di quella fornitrice del legno. A condurre gli accertamenti un pool di consulenti di grande esperienza. Ora i termini sono finiti ed essi sono tenuti a consegnare i risultati del loro lavoro, altrimenti potrebbero sorgere problemi in relazione al pagamento del loro onorario che potrebbe essere ridotto. Alle ipotesi di reato di cui già si sapeva - crollo colposo, frode nelle pubbliche forniture e omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina - si dovrebbero aggiungere quelle di truffa e falso. L'indagine ha portato al sequestro di 800 balconi di 494 palazzine che si trovano in 5 dei 19 insediamenti e a una singola palazzina sgomberata del progetto Case di Cese di Preturo, quella del crollo, per garantire l'incolumità dei cittadini e assicurarsi la conservazione della prova. A realizzare le terrazze sospette, le aziende del raggruppamento temporaneo d'impresa (Rti) costituito dalle napoletane Iter Gestione e Appalti Spa, Sled Spa e Vitale Costruzioni Spa, oggi tutte fallite.
La fornitura di legno per balconi e alloggi era stata fatta dalla Safwood, finita sotto inchiesta a Piacenza per il suo crac finanziario.
Proprio durante questa inchiesta la Guardia di finanza aveva stabilito che il materiale fornito da Safwood al raggruppamento temporaneo di aziende che aveva costruito all'Aquila era da considerarsi scadente.
Secondo quanto appreso, già durante le prove di carico per la perizia, lo scorso 23 febbraio, i solai della palazzina, alla piastra 19, avevano subìto un avvallamento di oltre il doppio rispetto al valore previsto dalla legge, mentre i due balconi esaminati hanno retto, denotando comunque difformità in rapporto al progetto.
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