Crollo del Convitto nazionale: un ferito chiede il risarcimento

14 Dicembre 2022

Il giovane di Trasacco era minorenne all’epoca dei fatti, in ballo ci sono fino a 320mila euro di danni La causa civile partita con la prima udienza, si torna in aula ad aprile. Chiamata in giudizio la Provincia

L’AQUILA. È un’altra delle battaglie legali avviate dai feriti o dai familiari delle vittime del terremoto del 2009 contro le istituzioni per farsi vedere riconosciuti (almeno) i risarcimenti. Riguarda una delle tante tragedie simbolo del sisma, quella dei minorenni sepolti dal crollo del Convitto nazionale dell’Aquila. La causa civile è cominciata ieri mattina con la prima udienza, poi rinviata al 19 aprile. A volerla in questo caso è uno dei feriti del Convitto, Luigi Cardarelli di Trasacco, che il 6 aprile del 2009 era minorenne ed era compagno di camera dell’amico Luigi Cellini, il 15enne che nel crollo perse la vita insieme ad altri due ragazzi della Repubblica Ceca, Ondreiy Nouzovsky e Marta Zelena.
Il ferito, che riportò traumi soprattutto agli arti superiori, ha citato in giudizio il ministero dell’Istruzione e il Convitto nazionale i quali, a loro volta, hanno coinvolto l’amministrazione provinciale, il dirigente della Provincia all’epoca dei fatti e un’assicurazione. In ballo ci sono fino a 320mila euro di risarcimento danni. A decidere sarà Baldovino De Sensi, il giudice protagonista delle cause civili sul terremoto partite di recente, dopo il trasferimento dalla sezione civile a quella penale della collega Monica Croci, protagonista della sentenza choc che a ottobre ha assegnato il concorso di colpa a tre delle vittime del crollo di un altro edificio simbolo del sisma, la palazzina al civico 6/B di via Campo di Fossa.
Quella di Cardarelli è soltanto l’ultima delle cause civili partite per il crollo del Convitto nazionale: tra queste, il contenzioso per la morte di Cellini, che è già andato a sentenza negli anni scorsi (vedi articolo in pagina) e quello per la scomparsa di Nouzovsky, che invece dovrebbe terminare nella prossima primavera.
Tutte le cause si basano sulla sentenza della Corte di Cassazione che concluse il procedimento penale condannando anche l’allora preside del Convitto Livio Bearzi, poi graziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La richiesta di risarcimento poggia proprio sulle motivazioni espresse dai giudici di terzo grado: «La situazione di allarme sismico era conclamata. In quella notte fatale si era in presenza di indicazioni drammatiche e incalzanti che imponevano di corrispondere con immediatezza alle pressanti richieste dei giovani allievi e particolarmente di quelli minori», scrissero nella sentenza. Nello specifico, per la Cassazione il preside «manifestò negligenza e imprudenza, imponendo ai ragazzi di sopportare un rischio intollerabilmente elevato che si concretizzò nel breve volgere di poche ore». Avrebbe dovuto far uscire gli studenti da quella vecchia struttura “prossima al collasso”. Per i giudici, infatti, «non vi è dubbio che l’ente Convitto e il ministero dell’Istruzione debbano rispondere delle condotte colpose del preside», ricordando che «L’Aquila era interessata dall’autunno 2008 da uno sciame sismico consistente in numerose scosse di intensità crescente».
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