Crollo della produzione ma tiene il numero delle persone occupate

5 Dicembre 2020

L’AQUILA. L’impatto della pandemia sui livelli di attività dell’industria manifatturiera della provincia dell'Aquila è stato immediato e violento, con una diminuzione della produzione, nei primi due...

L’AQUILA. L’impatto della pandemia sui livelli di attività dell’industria manifatturiera della provincia dell'Aquila è stato immediato e violento, con una diminuzione della produzione, nei primi due mesi di lockdown, del 40%, anche se con un profilo fortemente disomogeneo a livello settoriale, che varia dal - 92,8% dei prodotti in pelle al -5,5% del farmaceutico. Il deficit della crescita è strutturale, anche a causa del crollo della componente pubblica degli investimenti, in costante flessione dal 2011. È quanto si evince dall’analisi di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno sulla base del rapporto del Centro studi di Confindustria su “Innovazione e resilienza: i percorsi dell’industria italiana nel mondo che cambia”. «Il recupero dei livelli produttivi, da maggio, è stato pressoché istantaneo e, nel giro di 4 mesi, è tornato intorno ai valori di gennaio, con un incremento del 76% rispetto al minimo toccato in aprile», affermano Riccardo Podda, presidenza di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, e Francesco De Bartolomeis, direttore dell’associazione, «ma le prospettive in autunno sono tornate negative, in linea con l’introduzione di nuove misure restrittive. E la provincia dell’Aquila non si discosta dall’andamento nazionale, seguendo un trend che rende il deficit di crescita ormai strutturale, anche se, va fatto notare, il rallentamento produttivo dell’Italia e della nostra provincia», dicono Podda e De Bartolomeis, «non costituisce un’anomalia nel confronto internazionale». Il comparto occupazionale segna una riduzione del monte-ore lavorate (-23%), a fronte di una sostanziale tenuta del numero degli occupati complessivi (-0,6%). «Dato che corrisponde alle rilevazioni della provincia dell’Aquila», spiegano Podda e De Bartolomeis, «dove hanno fatto da cuscinetto forme di riduzione dell’orario, ferie arretrate e congedi, il ricorso rapido e massiccio a strumenti di integrazione al reddito da lavoro, in primis la cassa integrazione in deroga. Sul fronte della struttura del mercato del lavoro si registra una netta flessione dell’occupazione femminile e dei lavoratori al di sotto dei 35 anni».
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