«Crollo per difetti strutturali del palazzo»

23 Maggio 2017

Tragedia in via XX Settembre 79, la Cassazione chiude il caso: l’edificio confinante non ha influito nel cedimento

L’AQUILA. I difetti strutturali del palazzo crollato prevalgono sulla possibile mancanza di un giunto sismico.
Questa la sintesi della motivazione della sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso, ai soli effetti civili, presentato da una delle parti in causa, in relazione al crollo del palazzo Cioni-Berardi, in via XX Settembre 79, nel quale il 6 aprile del 2009 persero la vita nove persone e altre rimasero ferite in modo più o meno grave. Uno dei casi più dolorosi tra quelli causati dalla catastrofe aquilana.
Nei due precedenti gradi di giudizio i sei imputati che costruirono il palazzo accanto a quello crollato, che secondo le parti civili fu la causa della tragedia per più di una ragione, sono stati sempre assolti con ampia formula e la stessa Procura ha chiesto di scagionarli nei processi. Come a dire che non dovevano essere nemmeno rinviati a giudizio.
La Cassazione ha confermato i due precedenti verdetti condividendo quanto sostenuto dalla Corte d’appello. «Correttamente», dice la Cassazione, «i giudici del gravame di merito hanno ritenuto che sia i tecnici nominati in fase di incidente probatorio, sia quelli nominati dal pubblico ministero, hanno concordato nel ritenere che la concausa costituita dalle caratteristiche costruttive dell’edificio Belvedere (quello realizzato successivamente), di per sè modeste, si fosse inserita in una catena causale, che avrebbe determinato in modo autonomi il crollo».
Poi, però, la Cassazione arriva a condividere le conclusioni dei giudici di appello per le quali «le carenze e le fragilità costruttive del condominio Cioni-Berardi erano tali e di tale rilievo da poter giungere ad affermarsi che la possibile interazione con quelle del palazzo confinante ha determinato conseguenze del tutto irrilevanti».
I periti, come riporta la Cassazione, hanno anche considerato come di quel palazzo sia crollata soltanto l’ala nord. «Le disimmetrie in pianta e in elevazione», si legge nella motivazione, «sono la causa principale del differente comportamento dei due corpi del fabbricato», che fu realizzato nel 1963 in cemento armato».
La Cassazione ha anche ribadito come fosse di poco conto l’argomentazione per la quale il palazzo non sia crollato a metà anni Ottanta, in occasione di uno sciame sismico in provincia, quando il “Belvedere” non c’era.
«Nel 1985», scrive la Cassazione, «L’Aquila avvertì solo gli sciami sismici, un numero elevato di scosse di piccola intensità, che causarono nervosismo ma non accadde nulla di grave. Il sisma che ha interessato L’Aquila nel 2009, però, ha avuto una magnitudo di 6.3 gradi della scala Richter e, soprattutto, l’epicentro era a poche decine di chilometri dall’Aquila».
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