Cunicoli “vietati”, spunta la grana della proprietà

20 Agosto 2021

AVEZZANO. Quando nel 2015 il presidente della Camera di commercio dell’Aquila Lorenzo Santilli, insieme all’amico Ezio Burri dell’università, visitò l’emissario dell’imperatore Claudio, rimase così...

AVEZZANO. Quando nel 2015 il presidente della Camera di commercio dell’Aquila Lorenzo Santilli, insieme all’amico Ezio Burri dell’università, visitò l’emissario dell’imperatore Claudio, rimase così impressionato dall’opera realizzata nel 52 d.C., considerata un miracolo di ingegneria idraulica, che promise a sé stesso di fare di tutto per valorizzarla e renderla accessibile alle migliaia di turisti e studiosi di tutto il mondo che ogni anno arrivano con l’intento di visitarla, ma debbono tornare indietro. Così fece stanziare dall’ente 250mila euro.
In un’intervista al Centro, Santilli poneva due condizioni: che a gestire i fondi fosse la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo e che, ultimati i lavori, «attraverso un bando, fosse individuato un soggetto, a livello nazionale, con capacità imprenditoriali e una collaudata esperienza nel mondo del turismo, al quale affidare la gestione del complesso». Il 27 dicembre 2016 i soggetti interessati – Regione, Camera di commercio, Soprintendenza e Comuni di Avezzano e Capistrello – hanno sottoscritto un protocollo d’intesa al quale è seguita una convenzione tra la Camera di commercio e il Segretariato regionale del ministero della Cultura, che ha appaltato i lavori. Questi purtroppo, a causa della pandemia non hanno potuto procedere con speditezza. Da qui le proteste di questi giorni del Comune di Avezzano e di Confagricoltura per la mancata riapertura dei Cunicoli. A riguardo interviene il direttore dei lavori Giorgio Pezzi. «I lavori sono già conclusi. Siamo pronti a consegnare le chiavi, a meno che il Segretariato regionale del ministero non decida di fare eseguire alcuni lavori aggiuntivi, come il dotare i cunicoli di servoscala per i disabili e illuminare la strada che porta all’emissario». Intanto però si pone un problema non di poco conto: Regione e Sovrintendenza si contendono la proprietà dell’emissario di Claudio. «L’articolo 15 del contratto di concessione stipulato nel 1863 tra il governo italiano e Torlonia», spiega Emanuela Ceccaroni, funzionaria della Soprintendenza, «parla chiaro: l’emissario di Claudio, dopo il prosciugamento del lago, rimarrà di proprietà dello Stato. Non vi sono documenti che attestino il passaggio alla Regione dei resti dell’opera romana, neanche a seguito degli espropri nel 1951. Gliel’abbiamo fatto presente per iscritto, ma non ci ha mai risposto. La Regione è proprietaria solo della porzione moderna realizzata da Torlonia: l’incile, che potrà gestire direttamente tramite il Consorzio di bonifica». Probabilmente, però, l’ente pensa di fare la stessa cosa con i Cunicoli.
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