Cup e pronto soccorso, utenti infuriati

12 Giugno 2020

Fioccano le segnalazioni: «Troppi disagi». Critiche dalla Cgil: «Gestione carente, servono soluzioni». L’Asl non replica

L’AQUILA. Utenti infuriati. Molti persino sfiduciati: meditano di rinunciare alle cure. Dal Cup agli ambulatori, dal pronto soccorso ai reparti, la difficile ripresa dell’ospedale regionale San Salvatore dopo l’emergenza-Covid (vissuta in misura molto inferiore rispetto ad altri presìdi) è sotto gli occhi di tutti. Alle voci dei cittadini si aggiungono le proteste dei sindacati (Cgil in testa), alle quali l’Azienda sanitaria, contattata dal Centro, non intende per ora replicare.
«TUTTO VERO». «Ho letto i vostri articoli sul Cup», scrive un cittadino. «Tutto vero. Ieri sono dovuto andare a fare la fila e la situazione è quella descritta. Ci sono due persone della Protezione civile che aiutano gli smistamenti. Sarebbe opportuno installare anche all’esterno il tabellone con la chiamata dei numeri. Ma scrivo a voi anche per un altro motivo che ritengo importante. Nei due mesi di chiusura per virus non sono state effettuate le visite ambulatoriali previste, che per la stragrande maggioranza sono programmate, ovvero senza indicazione sulla ricetta delle sigle come urgente o a breve. Al momento le visite programmate non si possono ancora riprenotare, ma servirebbe un codice urgente o breve. Sarebbe il caso di far ripartire le prenotazioni programmate riutilizzando le stesse ricette riferite a visite annullate nel periodo di chiusura. Ci sarà un addensamento di richieste e i tempi si dilateranno ancora più dei soliti già lunghi. Ci potrebbe essere anche un decadimento delle condizioni di salute delle persone, venendo a ritardarsi i controlli periodici previsti. L’alternativa è farsi rifare la richiesta dal medico di famiglia con la codifica urgente o breve». La richiesta è girata alla direzione generale dell’Asl.
PRONTO SOCCORSO. L’accompagnatore di un paziente del pronto soccorso segnala, poi, un’altra problematica, dopo aver fatto una premessa: «Non discuto l’aspetto medico né il lavoro di quanti si prodigano per assistere i malati», esordisce il cittadino. «La mia lamentela riguarda le condizioni nelle quali si è costretti a stare in attesa di una persona che viene visitata. Impossibile affollarsi nella sala d’attesa, si è costretti a restare all’aperto senza posti a sedere e senza ricevere comunicazione alcuna sull’esito della visita stessa, che spesso si protrae nel tempo, potendo durare l’attesa anche svariate ore. Viste le nuove norme sul distanziamento, sarebbe opportuno creare condizioni meno disagevoli per chi accompagna qualcuno in ospedale».
CGIL: «GESTIONE CARENTE». Il sindacato Cgil, attraverso il segretario generale provinciale Francesco Marrelli e il segretario della Funzione pubblica, Anthony Pasqualone, in un corposo documento affrontano le problematiche post-pandemia dell’ospedale evidenziando ancor di più «gli errori della politica nella gestione, nel corso degli ultimi 10 anni, del sistema sanitario, dalla riduzione dei posti letto e del numero degli addetti alla proliferazione del precariato nei rapporti di lavoro alla superficialità nell’approntare un modello di prossimità della sanità, alla mancanza di investimenti in tecnologia, alla privatizzazione della sanità pubblica tramite l’esternalizzazione dei servizi e del personale». Critiche alle quali l’Asl non risponde.
©RIPRODUZIONE RISERVATA