Cuscini-biscotto, è scontro con Barilla

5 Novembre 2015

Scurcola, l’idea di un imprenditore marsicano di stoffe e l’opposizione a suon di carte bollate del colosso alimentare

SCURCOLA MARSICANA. Crea dei cuscini a forma di biscotto e lancia una start up che nel giro di due anni si trova al centro di una battaglia legale senza fine contro la multinazionale delle colazioni e delle merende degli italiani. Luca De Blasis ha 31 anni e tanti sogni nel cassetto. In un piccolo laboratorio di Cappelle dei Marsi, frazione di Scurcola, nel 2013 ha dato vita alla Cuscino biscotto, un’azienda che promuove il made in Abruzzo. Con la complicità dei genitori e la grinta dei 30enni, da un’idea nata tra le mura domestiche riesce a creare un business con dei morbidi e simpatici cuscini di stoffa che in poco tempo arredano divani e letti di mezza Italia. Fin qui sembrerebbe una storia a lieto fine da raccontare come esempio per altri giovani. Ma il problema nasce quando a bussare alla porta di De Blasis, originario di Tagliacozzo, arriva la Barilla. I morbidi frollini di stoffa che realizza la Cuscino biscotto non possono avere nomi simili a quelli dell’azienda emiliana.

E così ha inizio la battaglia legale che va avanti da anni. «È una storia assurda», ha raccontato De Blasis che al momento è a Londra per un nuovo progetto mirato a esportare i cuscini tipo Donuts in Inghilterra, «la Barilla ha promosso per anni sui suoi social i nostri cuscini e intanto ci faceva causa in tribunale. Loro conoscevano bene il prodotto perché io stesso glielo avevo presentato, poi non avendo deciso di sposare l’idea siamo andati per la nostra strada e abbiamo iniziato questa avventura». I cuscini, che vanno dai 15 euro il singolo agli 80 euro un tris, in base alle dimensioni, per addolcire l’arredamento, piacciono molto e la Italy fashion, azienda con sede legale a Londra di cui fa parte anche la start up marsicana, ci investe molto. «Abbiamo iniziato per gioco poi sono stati fatti investimenti sostanziosi su prodotti e macchinari», ha continuato De Blasis che nei prossimi giorni tornerà in Italia per occuparsi della vicenda legale, «ci siamo avvalsi sempre di aziende e produttori abruzzesi perché il nostro vanto è di avere un prodotto rigorosamente made in Italy. Purtroppo ora le cose sono cambiate e siamo stati costretti a bloccare tutto». A causa delle battaglie legali che vanno avanti da tempo De Blasis e la sua famiglia hanno deciso di fermare la produzione anche perché i costi da sostenere per avvocati e perizie sono troppo alti. Nonostante ciò i cuscini continuano a essere venduti da 50 rivenditori autorizzati in tutta Italia, online, e sono moltissime le star e i calciatori che si fotografano con un morbido frollino in mano. «Non ce la facciamo più a pagare le spese legali e a sostenere nella produzione», ha affermato il titolare della start up, «abbiamo dovuto fermare le macchine e continuare a vendere solo quello che c’è in magazzino già pronto. Cause di questa portata hanno costi elevati e per andare avanti non possiamo fare nuovi investimenti». Nella lunga storia tra la Cuscino biscotto e la Barilla negli ultimi giorni è stato scritto un nuovo capitolo che è rimbalzato sulle pagine di numerosi quotidiani italiani ed è stato trattato anche dalla blogger Selvaggia Lucarelli che, mettendo in luce le sue origini abruzzesi, ha evidenziato la “tigna” di questo popolo che non si ferma davanti a nulla. «Il giorno successivo all’alluvione», ha raccontato il 31enne, «la Barilla ha dato seguito all’ordine di inibitoria emesso dal tribunale di Milano ed è arrivata a Cappelle con un fabbro e l’ufficiale giudiziario pronta a sequestrare i nostri prodotti. Sono stati ore nel magazzino alla ricerca di qualche cavillo, ma poi anche l’ufficiale giudiziario ha ritenuto che i prodotti presenti non avessero alcuna attinenza con i biscotti di Barilla. Secondo il tribunale di Milano, infatti, non possiamo in alcun modo utilizzare le denominazioni che richiamino i nomi dei biscotti di Barilla in abbinamento con le forme dei cuscini che la nostra azienda commercializza». Negli ultimi giorni ad animare la diatriba, che sta portando notorietà al prodotto ora conosciuto in tutta Italia, sono arrivati anche degli attacchi al sito che hanno allarmato il giovane imprenditore. «Stiamo fronteggiando un attacco hacker sui nostri siti web», ha concluso, «stiamo valutando di sporgere denuncia contro ignoti affinché venga fatta chiarezza sull’origine e sulla consistenza di queste attività». La Barilla, che abbiamo cercato invano di contattare tramite l'ufficio stampa e i numeri forniti sul sito web, ha spiegato alla Lucarelli che «non essendo propensi alle liti abbiamo mandato loro delle diffide, ma c’è stato solo un peggioramento della cosa. A fronte di ciò Barilla ha ritenuto di non poter tollerare l’azione parassitaria posta da Italy fashion».

Eleonora Berardinetti

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