D’Alfonso in processione, scontro a Pratola

L’opposizione: sfilata inopportuna durante la festa patronale. Il sindaco: non ho invitato nessuno
PRATOLA PELIGNA. La statua della Madonna della Libera in processione per le vie di Pratola Peligna e dietro, come sempre, le autorità civili. Fin qui tutto normale, se non fosse stato che tra le fasce tricolori spiccava la figura del candidato alla presidenza della Regione, Luciano D’Alfonso. Una presenza notata dai fedeli che ha innescato la polemica. A farsi carico del malcontento registrato tra i presenti alla cosiddetta “mini processione” di domenica mattina, i consiglieri di opposizione, Antony Leone e Antonio Di Nino.
«Abbiamo registrato fastidio e sdegno da parte dei nostri concittadini per la trovata elettorale a dir poco non elegante del nostro sindaco Antonio De Crescentiis. Il primo cittadino», affermano i consiglieri, «ha consentito una sfilata inopportuna al candidato presidente del centrosinistra D’Alfonso, che in questo momento non è un autorità civile e come tale non doveva essere al fianco del sindaco e tantomeno sfilare per le vie del centro di Pratola, proprio dietro alla statua della Madonna della Libera. Crediamo», aggiungono, «nella libertà dei singoli, ma il buon senso e il rispetto per una comunità devono essere garantiti anche quando mancano 15 giorni al voto. Il sindaco deve ricordarsi di essere il rappresentante di tutti i cittadini e non solo di una parte politica. A tal proposito», concludono, «è necessario ricordare la sobrietà e la sensibilità mostrata dalla visita del presidente uscente Gianni Chiodi, al nostro santuario».
Sull’argomento la replica del primo cittadino Antonio De Crescentiis.
«Tutta questa energia è stata impiegata in una polemica inutile», afferma, «meglio sarebbe stato utilizzarla per ricordare a Chiodi che la Valle Peligna non esiste solo in campagna elettorale. I cittadini sanno che sono il sindaco di tutti. I consiglieri», aggiunge, «fanno finta di non sapere che il sindaco viene invitato ed è ospite della processione e come tale non può invitare a sua volta. Non ho invitato nessuno perché non è consentito. Sono conosciuto», conclude, «come persona educata e rispettosa delle regole e pertanto non posso essere accusato di essere l’autore di trovate elettorali che non mi appartengono culturalmente e delle quali non mi sono mai avvalso nel corso delle mie campagne elettorali».
Federico Cifani
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