D’Amico forse a cena con chi lo uccise

Gli investigatori hanno circoscritto il giro e le rare frequentazioni della vittima. Si ipotizza un omicidio d’impeto
L’AQUILA. Potrebbe essere andato a cena con chi, poco dopo, o al massimo, il giorno successivo, lo ha ucciso barbaramente.
E’ una delle ipotesi, ancora da vagliare ma che gli investigatori stanno seguendo a circa un mese dall’omicidio di Barisciano nel quale è rimasto ucciso Paolo D’Amico, il 53enne addetto dell’Asm trovato senza vita nella sua abitazione di Picenze di Barisciano.
Queste valutazioni sono frutto di una serie di indagini a tutto campo caratterizzate dagli interrogatori di persone informate sui fatti, compresi i colleghi di lavoro e persone che hanno svolto per lui dei lavori (forse non pagati), tabulati telefonici e filmati delle registrazioni di videosorveglianza, controlli bancari. A questi canali investigativi vanno aggiunti i risultati, ancora non noti, delle analisi di polizia scientifica che i Ris consegneranno, presto, ai carabinieri del comando provinciale che stanno lavorando. Il fatto che la vittima, inoltre, avesse pochi contatti aiuta i carabinieri.
Quello che scaturisce è che si sta stringendo il cerchio intorno a un piccolo numero di sospettati. Sulla scorta di quanto si sta palesando che il delitto, per ora contro ignoti, può essere individuato come un omicidio d’impeto e non come un gesto premeditato: il movente, dunque, sembra essere quello di debiti non onorati nei tempi voluti. Del resto la ferocia con la quale l’uomo, che ora riposa nel cimitero di Molina Aterno, è stato trucidato con colpi alla testa e al torace prescinderebbe da un disegno pianificato. L’uomo è stato ferito dentro casa e poi portato fuori mentre, forse, era ancora in vita.
Gli aggressori, infine, dovrebbero essere due. La parte lesa è assistita dagli avvocati Francesco e Antonio Valentini.
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