Dal carcere alla letteratura: quel premio speciale al detenuto

L’associazione “Una Storia... Tante Storie” di Celano ha assegnato il riconoscimento a Rosario Quinci Il presidente Frigioni: «Tutto ciò è un valore aggiunto alla nostra iniziativa dedicata a Osvaldo Lemme»
CELANO. Ha vinto il premio di secondo classificato al Concorso letterario nazionale “Una meravigliosa lettera inviatami da….”, dedicato a padre Osvaldo Lemme. Ma essendo detenuto, gli organizzatori glielo hanno consegnato in carcere.
Il destinatario del premio è Rosario Quinci, detenuto nel carcere di Sulmona, che aveva partecipato al Concorso letterario insieme ad altri 200 concorrenti. Tanta la gioia di Quinci nel vedersi consegnare un riconoscimento che, per chi sta scontando una pena, rappresenta molto di più di un semplice premio.
«Oggi mi avete tolto dieci anni di detenzione», ha detto Quinci ai rappresentanti dell’Associazione culturale Una storia…Tante storie…, di Celano, presieduta da Abramo Frigioni, promotrice del concorso nazionale. Su circa 200 concorrenti, il gruppo di lavoro, coordinato dalla professoressa Gabriella Martignetti, ha rimesso alla giuria del Premio, presieduta dal Enea Di Ianni, già dirigente scolastico e presidente dell’Aimc regionale, 30 elaborati. Il secondo premio è andato al lavoro numero 91, identificato, poi, nella lettera scritta dal detenuto Rosario Quinci. «Un testo davvero degno del riconoscimento», hanno fatto sapere i promotori dell’iniziativa, «e che ha voluto sottolineare non solo la delicatezza con la quale l’autore ha saputo modulare nostalgia, verità e voglia di cambiamento, ma anche la maturità espressiva dell’autore arricchita e affinata in anni di quotidiana lettura all’interno della biblioteca del carcere». Sincere parole di plauso sono state espresse da Frigioni, dalla Martignetti coordinatrice del concorso, da Di Ianni e da Marina Desiderio, vice preside dell’IIS Arrigo Serpieri di Avezzano. Soddisfatte le insegnanti Daniela Verzino e Cinzia Grossi, che seguono le attività didattiche dei detenuti a Sulmona. Fiorella Ranalli (responsabile dell’area educativa) e l’ispettore Gino Ciampa, a nome dell’istituzione carceraria, hanno accolto la delegazione ed espresso soddisfazione per il premio conferito al loro ospite e per l’ottima iniziativa che può essere davvero di stimolo per quanti, attraverso la scrittura, possono andare oltre i limiti di tempo, di spazio e di condizione.
«La storia di Quinci ha dato al premio un ulteriore valore aggiunto», hanno detto gli organizzatori, «un fatto che evidenzia come, una persona, che sta pagando il suo debito con la giustizia, lo fa anche attraverso la letteratura, la scrittura, un modo per non sentirsi completamente isolato rispetto alla società, ma che al contrario, può rappresentare un'attività non solo culturale, ma anche di una volontà di riabilitarsi e proseguire il percorso di reinserimento che il carcere ha come fondamentale obiettivo verso ogni detenuto».
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