Dal concorso di colpa alla protesta

Il pronunciamento-choc risale al 9 ottobre scorso, cresce l’attesa per l’Appello
L’AQUILA. La sentenza di ieri ha riportato alla memoria il pronunciamento risalente al 9 ottobre scorso, quando la giudice Monica Croci aveva firmato la sentenza choc che riduce il risarcimento destinato ai familiari delle tre vittime del crollo della palazzina di via Campo di Fossa 6B: Ilaria Rambaldi, Paolo Verzilli e Alberto Guercioni, a cui viene assegnato un concorso di colpa del 30% per la propria morte. La giudice aveva rinviato la causa per la morte di Genny e Giusy Antonini perché era scomparso il fascicolo con i documenti che le riguardano. La sentenza ha provocato reazioni immediate in città. Prima un presidio il giorno stesso della diffusione della sentenza, poi una manifestazione all’Emiciclo il 23 ottobre. Anche la squadra di calcio si è schierata: L’Aquila è scesa in campo a Sulmona con una maglietta (non autorizzata) con la scritta «I morti non meritano percentuali». L’iniziativa ha comportato un’ammonizione al sodalizio rossoblù da parte degli organi della giustizia sportiva.
Nel frattempo, la giudice Croci era stata trasferita dal ruolo civile a quello penale: la decisione era già stata presa da tempo, ma era diventata di pubblico dominio soltanto dopo una decina di giorni dalla diffusione della sentenza choc. Questo è stato quindi uno degli ultimi verdetti sottoscritti dalla giudice Croci. Contro questo pronunciamento è stato presentato l’Appello.
Il 26 ottobre era ripartito l’iter per l’altro procedimento – quello del fascicolo sparito – per il quale la sentenza è attesa per febbraio.
Inoltre, lo scorso 7 dicembre, un pronunciamento in direzione completamente diversa rispetto alla sentenza-choc era stato firmato dal giudice Baldovino De Sensi chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento avanzata dai familiari di Luciana Pia Capuano, 21enne di San Giovanni Rotondo, che nel 2009 ha perso la vita nella Casa dello studente di via XX Settembre. Per la sua morte sono stati condannati a risarcire la famiglia Capuano: la Regione Abruzzo, in quanto proprietaria dello stabile; l’Azienda per il diritto agli studi universitari che gestiva lo studentato; i tecnici che a vario titolo si sono occupati dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, gli ingegneri Bernardino Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Pietro Sebastiani. Le responsabilità dei quattro tecnici erano già state riconosciute dal tribunale e confermate sia in Appello con le stesse argomentazioni del primo grado sia in Cassazione nel 2016.(e.n.)

