Dal rame nascono piccoli oggetti d’arte

6 Febbraio 2018

Uno studio design di Pescara apre un laboratorio nello stabilimento per la produzione a marchio Cure

L’AQUILA. Dai prodotti del trattamento dei rifiuti elettronici possono nascere piccole opere d’arte.
È un progetto nel progetto quello illustrato da Dario Oggiano, di Arago Design SpazioArde, studio di design e progettazione – che ha sede a Pescara, nella zona storica di via delle Caserme –, e dal presidente di Accord Phoenix, Giuseppe Carrella, per creare oggetti “preziosi” da indossare, come monili (braccialetti, collane, orecchini), e per la casa, da rame e alluminio purissimi e lucentissimi (che si possono pulire con il limone).
«Abbiamo realizzato dei prototipi, ma abbiamo già registrato un marchio, il Cure (Cu è il simbolo del rame nella tavola periodica degli elementi e Re sta per recupero), e lo vogliamo sviluppare a livello di mercato», ha detto Oggiano, «e questo è il posto giusto, dove possiamo fare anche ricerca. L’intenzione è di aprire un laboratorio proprio all’interno della Accord Phoenix. Per ora, per realizzare i prototipi, ci siamo avvalsi della collaborazione del laboratorio orafo dei Fratelli Verna, sempre a Pescara, ma vogliamo fare, d’accordo con il presidente Carrella, un laboratorio di progettazione interno, con una piccola unità produttiva che si occupi soltanto di questo settore, facendo anche ricerca». Un progetto ambizioso, che potrebbe aprire anche un mercato completamente nuovo: dal riciclo della plastica, possono nascere oggetti d’arte o per la casa in vetro, stampe in 3D. E in particolare il rame.
«In totale la fabbrica produrrà, a pieno regime, 41mila tonnellate all’anno», ha sottolineato il consigliere di amministrazione e direttore generale della Accord Phoenix, Michele Poletti.
Il direttore generale della nuova fabbrica, Francesco Baldarelli, tra i promotori del progetto quando nessuno ci scommetteva un cent bucato, ha illustrato durante la visita all’interno della Accord Phoenix, i vari settori di trattamento dei rifiuti elettronici: dove arriva il ferro, dove viene prodotto l’alluminio, dove arrivano le vecchie schede dei computer: «I rifiuti delle schede dei computer e altre macchine elettroniche hanno un grande mercato», ha sostenuto Baldarelli, «ci sono quelle di prima, seconda e terza scelta. Nonostante non le smontiamo, hanno un valore che va dai 2.500 euro a tonnellata ai 4.000 euro per la prima scelta. Chi le compra? Abbiamo già un grosso ordine per un’azienda di Arezzo».(v.p.)
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