«Dalla bimba indicazioni preziose»

11 Agosto 2015

Il racconto dei soccorritori dall’allarme fino all’intervento di recupero

L’AQUILA. Quando hanno ricevuto la segnalazione sulla presenza di dispersi sul Gran Sasso, i soccorritori del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico non potevano sapere che quella che si era consumata diverse ore prima sul Monte Prena, a 2.500 metri di altitudine, era stata una tragedia. Soltanto una volta sul posto ci si è resi conto della gravità.

«Nel tardo pomeriggio», spiega uno dei soccorritori, «è arrivata alla centrale del 118 la chiamata di una ragazza. Diceva che la famiglia era dispersa, ma le notizie erano vaghe. La ragazza non riusciva a esprimersi più di tanto per la stanchezza e perché era molto spaventata. Abbiamo attivato quello che facciamo tutti i giorni in questi casi, mettendoci direttamente in contatto con la macchina dei soccorsi: una squadra a piedi pronta a partire e l’elicottero del 118 con a bordo il tecnico del soccorso alpino, un medico e un infermiere. Arrivati a Campo Imperatore, ci siamo messi in contatto con la ragazza. Le sue indicazioni sono state preziose, anche se ignorava quello che era successo». Per il soccorso alpino quella di domenica scorsa doveva essere una semplice ricerca, «una di quelle per cui veniamo chiamati in continuazione. Invece, arrivati sul posto, ci siamo resi conto che lì sopra era successo un putiferio: una bomba d’acqua a tutti gli effetti». La priorità, una volta capita la gravità della situazione, è stata mettere in salvo il papà, Vincenzo Leonzi e il figlioletto, portati via con il verricello e l’elisoccorso. Soltanto dopo è stato recuperato il corpo senza vita della donna. (m.g.)

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