Dalla realizzazione al rito: i segreti della Porta Santa

Il cerimoniale dell’apertura scritto soltanto nel 1981 dal cardinale Martini In un convegno di don Pinton i “gialli” che sono ancora senza una soluzione
L’AQUILA. Nel corso del convegno storico pastorale dal titolo “Da Celestino a Francesco. Una Chiesa della misericordia e della speranza”, organizzato nella sala Ipogea dell’Emiciclo, don Daniele Pinton, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose (e organizzatore del convegno) ha svolto una relazione per fare luce su alcuni “misteri” ancora irrisolti che gravitano intorno alla Perdonanza e al rito dell’apertura della Porta Santa.
IL RELIQUIARIO
Il primo “giallo” riguarda un prezioso reliquiario con, secondo la tradizione, un dito di San Giovanni Battista il precursore di Gesù Cristo e a cui Celestino V era devotissimo tanto da farne riferimento anche nella Bolla della Perdonanza. Di tale reliquiario si parla già in un documento del 1630 di Lelio Marini abate dei Celestini e se ne ha traccia – perché citato in un inventario – fino agli anni Settanta del secolo scorso. Poi non se ne è saputo più nulla. Don Pinton ha fatto capire che con una ricerca più approfondita potrebbe esserci una, se pur minima, speranza di ritrovarlo. E sarebbe, dal punto di vista storico e simbolico una gran bella notizia per la città.
Il RITO DI APERTURA
Don Pinton ha poi detto che, nonostante ricerche approfondite, fino al 1981 (sì proprio il 1981) non c’è traccia “ufficiale” di un rito specifico per l’apertura della Porta Santa (di cui in verità non si sa con precisione nemmeno il periodo di realizzazione materiale). In quell’anno, ad aprire la Porta Santa, fu il cardinale Corrado Bafile (1903-2005, originario della frazione aquilana di Monticchio e, all’epoca, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi) affiancato dall’allora arcivescovo Carlo Martini (1913-1986 e all’Aquila dal 1973 al 1983). Nel 1982 toccò ancora al cardinale Bafile. Nel 1983, in occasione della prima edizione ufficiale della “nuova Perdonanza”, ad aprire la Porta Santa fu il cardinale Carlo Confalonieri, arcivescovo dell’Aquila negli anni Quaranta del secolo scorso e nel 1983 decano del Sacro Collegio. Ma c’è di più: quando nel 1967 l’arcivescovo Costantino Stella (1900-1973, all’Aquila dal 1950 e fino a pochi mesi dalla morte) chiese al Vaticano (e quindi a Paolo VI) la conferma dell’indulgenza, parlò solo di “indulgenza che si celebra nella basilica di Collemaggio”. Fu solo nel 1993 che l’arcivescovo Mario Peressin chiese al Vaticano “il sigillo” sul rito di apertura della Porta Santa ormai “adottato” da più di 10 anni. La domanda è quindi: da quanto tempo viene aperta in maniera rituale la Porta Santa? Prima del 1981 non ci sono fonti scritte che ce lo dicono. La Porta Santa quindi, ha concluso don Daniele Pinton, è oggi «un luogo iconico-simbolico della festa del Perdono che si concretizza nell’ambito rituale». È possibile però ipotizzare attraverso fonti orali (con uno studio antropologico) che la tradizione “popolare” dell’apertura della Porta Santa possa risalire a un periodo fra i 100 e i 150 anni fa.
DURATA DEL GIUBILEO
Le fonti storiche affermano che le celebrazioni delle Perdonanza avevano la durata di 24 ore nell’arco di tre giorni (dal tardo pomeriggio del 28 agosto al tardo pomeriggio del 30) mentre oggi sono solo due (dal 28 al 29 pomeriggio).
I CAMPANACCI E I CLACSON
Sempre gli storici ci dicono che per secoli quando le reliquie di Celestino V (che non erano raccolte e composte in una teca come adesso) venivano esposte dal Torrione, i fedeli “suonavano” i campanacci. Negli anni Sessanta del secolo scorso si passò ai clacson delle auto.
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