Dama della Bolla, il Comune ci ripensa

26 Giugno 2018

Confermata l’abolizione della selezione. A scegliere la figura femminile sarà il comitato. Tripode acceso a Collemaggio

L’AQUILA. Quegli aquilani che hanno trascorso notti insonni tormentati dall’idea di non vedere più la Dama della Bolla nel corteo della Perdonanza possono stare tranquilli. La Dama ci sarà, come ci saranno il Giovin Signore e la Dama della Croce.
I CRITERI. Un passo indietro del Comune, una frenata, un ripensamento? Le definizioni possono essere diverse. Forse sarebbe meglio parlare di un temporale estivo: le linee guida preparate dal Comitato scientifico hanno provocato l’addensarsi di nuvoloni neri, le retroguardie della politica locale ci hanno aggiunto tuoni e fulmini, l’ipotesi di una “scomunica” da parte dell’Unesco (dal quale da anni si attende il riconoscimento della Perdonanza come patrimonio immateriale dell’umanità) ha scatenato pioggia e grandine. Ora sembra essere tornato il sereno. Dunque tutto come prima? No, questo non è esatto. La Dama della Bolla ci sarà, ma cambieranno i criteri di selezione. Non più il concorso “Miss Bolla” ma una scelta – che farà il Comitato nella sua interezza – che poggerà sul merito e sul valore di una donna (senza limiti di età) che negli ultimi anni ha dato un contributo importante alla rinascita della città. Ma sfilerà in costume o in abiti civili? Probabile che quest’anno si cercherà un compromesso e alla fine sfilerà in costume. Anche su questo il principio base è destinato a cambiare: non sarà più il vestito (finora considerato intoccabile) a fare la Dama, ma il contrario: potrebbero essere previste modifiche all’abito (stringerlo o ampliarlo a seconda dei casi). Altrimenti abiti civili.
L’UNESCO. Per quanto riguarda l’Unesco il portavoce del Comitato, Massimo Alesii, ricorda che nel documento con il quale si chiede il riconoscimento, laddove ci si riferisce ai personaggi del corteo, si parla genericamente di “selezione”. La selezione resta ma – come detto – i criteri saranno diversi. Un cambiamento “graduale”, senza scossoni.
LA CHIESA AQUILANA. C’è chi si è anche chiesto quale fosse la posizione della Chiesa aquilana sul “nodo” Dama della Bolla. Don Claudio Tracanna, componente del Comitato Perdonanza e responsabile della comunicazione della diocesi, ribadisce: «Noi da tempo chiediamo, e lo abbiamo fatto anche quest’anno, che l’aspetto religioso legato alla figura di Celestino V sia sopra a tutto e tutti. Dunque grande sobrietà e nei giorni clou niente spettacoli che possano disturbare la preghiera e il raccoglimento. La Dama? È una questione che attiene all’autorità civile», conclude serafico don Tracanna. Premesso quindi che si può andare al mare senza pensieri, al ritorno dalle vacanze gli aquilani qualche altra novità la troveranno. Il percorso della fiaccola dal Morrone all’Aquila non sarà più trattato come un’appendice “semiclandestina” ma diventerà il tratto di unione – e di convolgimento attivo – dei territori legati alla figura dell’Eremita.
IL FUOCO E LA BASILICA. Il tripode con quasi certezza sarà acceso a Collemaggio, forse sulla torre a destra della facciata e resterà a brillare per l’intero periodo. Dunque centralità sia del fuoco che della basilica restituita pochi mesi fa agli aquilani e al mondo più sicura e più bella.
I QUARTI. Anche i “Quarti” simbolo della fondazione della città nel XIII secolo torneranno ad avere quel ruolo aggregante che ebbero in origine. Dietro i rispettivi gonfaloni dovrebbero sfilare sindaci e rappresentanti dei borghi che contribuirono alla nascita dell’Aquila.
IL CORTEO. Il corteo, almeno nelle intenzioni, non sarà più la sfilata delle “vanità” aquilane. Dovrà invece coinvolgere tutti i cittadini. Come? Per esempio ci si potrà accodare al corteo dopo il passaggio e arrivare così tutti insieme a Collemaggio senza barriere divisive. Saranno poi eliminati, almeno questo è l’obiettivo, finti preti, finti cardinali (tra l’altro quest’anno ce ne saranno due veri e autorevoli), finti guerrieri, finti signori feudali e tutta la “carnevalata” al seguito, per usare un termine caro allo storico Raffaele Colapietra.
©RIPRODUZIONE RISERVATA