Damiani, il prof torna in città: «Siete rinati»

Già docente del Conservatorio nel 1983, oggi è tra i tre direttori artistici della rassegna jazzistica
L’AQUILA. «La definizione migliore per Jazz italiano per le terre del sisma, più che festival, termine che trovo un riduttivo, è quella di azione musicale collettiva. La sua particolarità e unicità consiste nel proporre ogni anno produzioni originali. In termini pratici significa mettere insieme artisti che non hanno mai suonato insieme e farli suonare in loco. Sono operazioni anche rischiose, perché non è detto che i risultati siano ottimali. Ma è molto importante che l’arte rischi per produrre sempre cose nuove. Da quest’anno, poi, c’è un forte impulso verso la multimedialità: far incontrare il jazz con altri linguaggi artistici, la danza ma anche il cinema, la poesia, il video, i reading. È un evento culturale a tutto campo, e spero che si continui, anche in futuro, a mantenere questa impostazione».
A parlare è Paolo Damiani, uno dei tre direttori artistici, insieme a Rita Marcotulli e Alessandro Fedrigo, dell’edizione 2021. Damiani, architetto, è una delle personalità più importanti e creative del jazz italiano. Contrabbassista, violoncellista, compositore e direttore d’orchestra, affianca all’attività di musicista quella di insegnante, organizzatore di eventi e rassegne. L’Aquila è una città che conosce molto bene. La sua attività didattica iniziò infatti al conservatorio Casella, nel lontano 1983, quando fu istituita una delle primissime cattedre di musica jazz d’Italia, su iniziativa del compianto Vittorio Antonellini. «Il Casella è uno dei conservatori più importanti d’Italia», dice. «Qui c’è sempre stata una grande attenzione alla contemporaneità e alla ricerca, cosa che non si può dire di molti altri conservatori, molto legati, invece, alla tradizione. L’Aquila è una città che amo molto, qui ho insegnato per 17 anni prima di trasferirmi a Roma, a Santa Cecilia. Tornando ho visto una città rinata. Ero qui nella prima edizione, 2015, e ho ancora impresse le immagini della devastazione, le zone rosse. Mi sembra che oggi il centro sia tornato a vivere, anche grazie alla grande energia dei cittadini e delle cittadine. E anche se molto rimane da fare, soprattutto nelle periferie, credo che siate sulla buona strada». Damiani parla anche di come il movimento jazz italiano sia cresciuto molto anche grazie all’Aquila, come ricorda spesso anche Paolo Fresu: «Negli ultimi anni il jazz italiano è diventato adulto anche perché si è dato delle strutture che prima non esistevano, in particolare la Federazione nazionale».

