Danni causati dai cinghiali I risarcimenti non arrivano

Gli agricoltori rilanciano la protesta: «Le nostre aziende sono in ginocchio» E c’è chi attende ancora i rimborsi del 2014 per le invasioni degli animali
CASTELVECCHIO SUBEQUO. Aziende in ginocchio e territorio in balìa degli animali selvatici. Questa la fotografia a tinte fosche che gli agricoltori della Valle Subequana inviano alle istituzioni. «Il giorno seminiamo e la notte i cinghiali si mangiano tutto», lamenta Giovanni Calcagni un agricoltore di Castelvecchio Subequo. «Inoltre abbiamo richiesto sia gli abbattimenti selettivi dei cinghiali sia le valutazioni dei danni, ma non abbiamo avuto alcuna risposta. In questo modo non si può andare avanti». In pratica, dopo il passaggio dei selvatici sui terreni coltivati, gli agricoltori, per prassi, richiedono l’intervento di esperti della Regione che devono valutare il danno, ma al momento, gli uffici, sono sotto organico. «Non è possibile lasciare poche persone a coprire territori così vasti», conclude Calcagni in merito alle mancate valutazioni.
A far sentire la propria voce anche gli agricoltori di Castel di Ieri. «I cinghiali stanno mangiando tutte le semine», lamenta Gianni D’Alessandro, «tanto che resta difficile fare persino la semina in solido». Il riferimento è alla particolare tecnica che prevede dei risparmi nel trattamento dei terreni che in questo comprensorio, però, non è facile fare proprio perché, soprattutto i cinghiali, scavano profondi solchi rendendo impossibile questo “trattamento”. Inoltre, gli agricoltori puntano il dito anche sulla mancata erogazione dei fondi per sopperire alle perdite economiche subite dalle aziende a causa della fauna selvatica.
«Da troppo tempo gli agricoltori che operano in questa nostra zona montana, dunque già in condizioni di svantaggio», afferma Stefano Fabrizi, direttore di Confagricoltura, «attendono i rimborsi, in alcuni casi dal 2014, e interventi decisivi sulla fauna selvatica. Se si continua di questo passo le aziende rischiano di chiudere facendo aumentare il fenomeno dell’abbandono del territorio».
Tempo fa proprio dal territorio era partita una richiesta unitaria di interventi volti a risolvere i problemi sul tappeto. In particolare, la Confagricoltura, insieme a Cia, sindaci e vertici del Parco, nonché gli ambiti territoriali di caccia, avevano chiesto alla Regione di superare il de minimis, o meglio di mettere in pratica le procedure per consentire all’ente parco di superare la norma, di trasferire nelle casse del Sirente-Velino i fondi per il risarcimento dei danni da fauna selvatica in modo da poterli girare agli agricoltori, di avviare la riperimetrazione dell’area protetta, così come chiesto da alcune amministrazioni, e di attivare strategie valide al contenimento degli animali selvatici. Tutte richieste che attendono ancora delle risposte.
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