Daspo urbano a violenti e spacciatori

Approvata con 17 voti la proposta del consigliere della Lega, De Santis. Ora l’incontro tra il sindaco e il prefetto
L’AQUILA. Via libera al Daspo urbano. Dopo lo sport, anche all’Aquila, con l’approvazione del consiglio comunale, riunito ieri mattina a Villa Gioia, il Divieto di accedere alle manifestazioni sportive viene esteso anche alla città.
Su proposta del giovane consigliere della Lega, Francesco De Santis, l’assise civica ha dato il via libera – 17 voti favorevoli dalla maggioranza, uno contrario di Carla Cimoroni (L’Aquila Chiama) e l’opposizione che è uscita al momento del voto, mentre Paolo Romano si è astenuto – al cosiddetto Daspo urbano, cioè il divieto di frequentare alcuni luoghi da parte di persone dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti, parcheggiatori abusivi, chi si rende colpevole di atti violenti e accattonaggio.
Ma quali sono ora i modi e i tempi per l’entrata in funzione del Daspo urbano?
«Il consiglio comunale ha investito il sindaco, Pierluigi Biondi, il quale ora incontrerà il prefetto per individuare i luoghi nei quali applicare il Daspo. In particolare, davanti alle scuole», spiega il consigliere Francesco De Santis, «al terminal di Collemaggio, davanti a diversi supermercati e centri commerciali. Una volta individuati, saranno inseriti nel regolamento di polizia municipale e si passerà all’applicazione pratica».
«Alcune zone sono diventate vere centrali di spaccio di droga», precisa De Santis, «e i cittadini sono molto preoccupati. Non è una norma contro i poveri – faccio volontariato da quando ero un ragazzino – ma per la sicurezza di tutti: dalle scuole, a chi va a fare la spesa oppure deve parcheggiare l’auto ed è costretto a pagare il posteggiatore abusivo, altrimenti rischia trovarsi l’auto danneggiata».
Il Daspo viene dato per un massimo di tre giorni – il divieto alla persona trovata in difetto di frequentare quel luogo determinato –, con un’ordinanza del sindaco. Ma può arrivare anche a un anno. A Milano è già in vigore da tempo.
Contro ha votato il consigliere Carla Cimoroni, che l’ha definita una misura repressiva. «Il Daspo urbano non è una misura repressiva, ma per la sicurezza dei cittadini», conclude De Santis. «Lo aveva già introdotto il governo Gentiloni, su proposta dell’allora ministro dell’Interno Minniti. Salvini lo ha soltanto reso più efficace».
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